I nostri corpi sono vivi, ma le nostre anime? I bambini e le bambine invisibili della repressione in Iran
- Emanuele Manfredo Fioravanzo

- 13 ore fa
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Credits: Pexels- Sima Ghaffarzadeh
di Emanuele Manfredo Fioravanzo
I nostri corpi sono vivi, ma non potrei dire lo stesso delle nostre anime.
Queste parole arrivano da Teheran. A scriverle è Nasrin (nome di fantasia), una giovane donna che ha partecipato alle proteste contro il regime iraniano. La sua testimonianza è stata raccolta dalla testata giornalistica italiana Lavialibera. Racconta di spari sulla folla, di amici uccisi, di ospedali controllati dalle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, di telefoni sequestrati e di internet bloccato per impedire la diffusione delle informazioni.
Mentre leggevo la sua storia, però, una domanda mi ha colpito più di tutte: che cosa significa crescere in un Paese dove perfino i bambini possono essere uccisi o arrestati?
Bambine/i uccise/i e detenute/i in Iran
Secondo i più recenti rapporti e comunicati ufficiali dell’UNICEF (7 febbraio 2026), in Iran più di 144 bambini e bambine sono stati/e uccisi/e, mentre molti altri sono rimasti feriti o detenuti nel contesto delle violenze e delle proteste.
L’UNICEF ha espresso “estrema preoccupazione” per le continue segnalazioni di minori colpiti e ha chiesto alle autorità iraniane di:
proteggere tutti i bambini da ogni forma di violenza;
porre fine alla detenzione dei minorenni;
rispettare il diritto alla vita sancito dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia.
L’organizzazione ha ribadito che i bambini e le bambine non devono mai trovarsi in situazioni che mettano a rischio la loro vita, la loro libertà o il loro benessere fisico e mentale.
Quando però leggiamo “144 bambini”, non leggiamo un numero. Leggiamo 144 infanzie interrotte.
La condanna del Parlamento europeo
Anche il Parlamento europeo, in una recente risoluzione sulle violazioni dei diritti umani in Iran (5 febbraio 2026), ha condannato con fermezza la repressione sistematica del regime contro civili, donne, giovani e società civile.
Nella risoluzione ufficiale (fonte: comunicato stampa del Parlamento europeo del 5 febbraio 2026), i deputati:
denunciano detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate e torture;
esprimono preoccupazione per l’elevato numero di vittime delle proteste;
chiedono che le violazioni siano documentate da organismi indipendenti delle Nazioni Unite;
sollecitano meccanismi di responsabilità internazionale.
Non è solo una questione interna. È una questione di diritti umani universali.
Quando i diritti dei giovani vengono negati
Quando ho letto che più di 144 bambini/e sono stati uccisi in Iran, ho pensato che significa negare alla parte più giovane della società il diritto all’espressione, alla libertà, alla possibilità di manifestare il proprio pensiero e di sentirsi protetti nel proprio Stato.
Mi ha colpito il collegamento con le proteste giovanili che avvengono anche in Italia. Anche qui ragazzi e ragazze scendono in piazza per chiedere cambiamenti. La differenza è che in Iran molti giovani vengono repressi nel sangue, arrestati o uccisi.
Ciò di cui tutti i bambini hanno più bisogno è la pace.
Edouard Beigbeder, Direttore Regionale UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa
Credo che in Italia e in Europa non si parli abbastanza di ciò che sta accadendo. Le informazioni arrivano con difficoltà, spesso grazie a chi riesce a usare strumenti per aggirare la censura. Il blocco di internet e la chiusura dei collegamenti internazionali rendono la verità fragile. E quando la verità è fragile, anche l’attenzione internazionale si indebolisce.

Leggendo la testimonianza pubblicata da Lavialibera ho provato sofferenza, orrore e un grande desiderio di giustizia. Mi ha colpito il coraggio di Nasrin: raccontare la morte di amici, la paura costante, la repressione negli ospedali. In un contesto in cui vengono arrestati perfino medici e infermieri, testimoniare diventa un atto di resistenza.
Io credo nella speranza dei più giovani. I giovani rappresentano il futuro di ogni Stato. Quando i loro diritti vengono violati, la mobilitazione diventa inevitabile. Sono spesso i primi a percepire l’ingiustizia, l’instabilità economica, la mancanza di prospettive. E proprio per questo possono avere un ruolo concreto.
Il ruolo della comunità internazionale
Penso che Stati Uniti e Unione Europea stiano esercitando pressioni diplomatiche per scoraggiare la repressione. Tuttavia, questi interventi sembrano spesso temporanei e non risolutivi, anche per il rischio di escalation militare o nucleare.
La politica internazionale si muove tra prudenza strategica e tutela dei diritti umani. Ma nel frattempo, chi paga il prezzo più alto sono i civili. E tra loro, i bambini e le bambine.
Guidare il cambiamento: i giovani come motore sociale
Non possiamo fermare da soli una repressione. Ma possiamo impedire che venga dimenticata.
Possiamo:
Informarci attraverso fonti affidabili (rapporti UNICEF, documenti ufficiali del Parlamento europeo, organizzazioni per i diritti umani).
Diffondere contenuti verificati.
Partecipare a iniziative di sensibilizzazione.
Spingere le istituzioni locali e nazionali a prendere posizione.
Chiedere che la tutela dei diritti umani resti centrale nelle relazioni internazionali.
Guidare il cambiamento significa anche far sentire la nostra voce nei contesti locali, nazionali e sovranazionali.
Se smettiamo di parlarne
Non parlare dell’Iran significa far credere che le sue criticità siano irrilevanti per la comunità internazionale. Significa diventare indirettamente complici del silenzio.
Immagino purtroppo un futuro segnato da profonde ferite psicologiche per quei bambini, testimoni di violenze che ricorderanno per tutta la vita.
Io sogno un mondo in cui le persone possano esprimersi senza essere arrestate o uccise. Un mondo in cui le risorse economiche servano a garantire salute, istruzione e dignità, e non a mantenere sistemi di oppressione.
Secondo l’UNICEF, i bambini e le bambine devono essere sempre protetti e ciò di cui hanno più bisogno è la pace.
E la pace non è solo assenza di guerra. È libertà, sicurezza, istruzione, dignità.
La domanda resta aperta:
Possiamo davvero permetterci di restare in silenzio davanti alla negazione dei diritti dei più giovani?
Fonti
Rapporti, comunicati stampa e dichiarazioni ufficiali UNICEF (7 febbraio 2026) sulla situazione dei bambini in Iran.
Comunicazione ufficiale del Parlamento europeo, 5 febbraio 2026, Human rights violations in Iran, Turkey and Uganda. https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20260205IPR33628/human-rights-violations-in-iran-turkiye-and-uganda
Testimonianza raccolta dalla testata italiana Lavialibera. https://lavialibera.it/it-schede-2553-iran_proteste_testimonianza_manifestante_corpi_regime_intervento_trump
Le opinioni riportate negli articoli di questo blog non riflettono necessariamente le posizioni ufficiali dell’UNICEF ma sono espressione libera dei e delle giovani Bloggers


