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Torneremo a teatro - L’ai e l’industria culturale per le future generazioni

di Irene De Vita

Stavo per chiedere a ChatGPT di propormi un’ipotetica scaletta per questo articolo.


La verità è che ormai l’AI è diventata parte della vita quotidiana di tutte e tutti, che sia o no per scelta. Questo accade dal momento che almeno il 50% dei contenuti che consumiamo in una giornata è generato parzialmente o totalmente dall’intelligenza artificiale, che lo si voglia o meno.


È da riconoscere assolutamente la sua utilità, perché per quanto io possa continuare a sostenere che riduca l'uomo medio alle sue minime capacità in quanto quest'ultimo smette di applicarsi a qualsiasi compito (banalmente la scrittura di un testo, come stavo per fare io), è anche vero che per quanto riguarda lo sviluppo tecnologico e la ricerca scientifica rimane pur sempre ad oggi una risorsa fondamentale e necessaria.


È una tecnologia che sta cambiando il mondo ogni giorno, lo ha già fatto, continuerà a farlo e non chiede il permesso per andare avanti.

Quindi per quanto vadano presi in considerazione i suoi pro e i suoi contro va da sé che ha rivoluzionato tutti i campi della nostra vita, digitalizzandoli, rendendoli interattivi e per qualche verso perfino partecipativi.

Che sia assistenza in app, scrittura dei testi, traduzioni, analisi di dati e codici o trascrizioni, questi sono solo esempi delle infinite cose che può fare per sostituire il lavoro, la mano e la mente dell'uomo rendendo il processo più dinamico e veloce.


Non sarò mai una sua grande fan, riconosco le sue capacità ma c'è una ragione per la quale, da studentessa di giornalismo e aspirante scrittrice, non vorrei mai cadere in questa spirale del riassumere le mie competenze e i miei stimoli (nel lavoro e nella vita) nello schiacciare bottoni e dare input su cose che potrei benissimo fare da sola ma decido di delegare, pur di togliermi il peso di dover pensare con la mia testa.

Non sto parlando della sostituzione dell'essere umano in toto (per quanto possa essere un argomento di base decisamente rilevante) ma della capacità dell'AI di generare immagini, video, testi e perfino film. Insomma, di fare arte e intrattenimento.

Quando si pubblica un post, un reel o un tiktok ora ci sono le opzioni per segnalare che quel contenuto è stato fatto con intelligenza artificiale in modo da poter essere contrassegnato come tale nel proprio profilo. Ma non si limita a questo.


Articoli di giornale scritti e impaginati (assegnati a redattori che a volte non hanno nemmeno la briga di ricontrollare gli errori), opere artistiche editate e creazioni di foto che ricreano la realtà quanto più vivida possibile (basta guardare questa immagine di copertina).

Se volessi, in questo esatto momento, potrei creare un film da zero in pochi minuti o poche ore con Ironman ed Harry Potter naufraghi in un'isola con tutto di attori originali e doppiaggio o diffondere la cover di Bohemian Rhapsody cantata da Raffaella Carrà.


Si aprono così diversi orizzonti che mettono in discussione ogni giorno non solo ricercatori ma anche comuni lavoratori e studenti esattamente come me. Quelli che ho ritenuto più rilevanti sono sicuramente la questione dei diritti d'autore e della crisi dell'intera industria cinematografica, artistica, letteraria e musicale. Questo in quanto non solo l'AI può generare qualsiasi contenuto in poco tempo senza necessariamente avere alle spalle una persona qualificata (sostituendo quindi mestieri interi) ma anche farlo sfruttando volti e voci di individui già famosi che non hanno dato alcuna prestazione (un attore è pagato per fare un film, non in questo caso).

Certo, la questione della scrittura è leggermente differente. Va da sé che l'autore è pagato per ciò che pubblica ma diventa più difficile individuare se il contenuto è stato scritto dall'AI oppure no. Parliamo di persone che lo svolgono come mestiere, il problema però, in questo caso, si estende anche e soprattutto a chi non ha le competenze effettive per farlo e proprio per questo si serve dell'intelligenza artificiale per non applicarsi. Ritengo quindi che in questo caso sia più una questione etica, morale e artistica del singolo individuo nel portare al pubblico informazioni attendibili con uno stile proprio.


Ragionando sull'argomento infatti mi sono chiesta: "È questo ciò che vogliamo insegnare alle future generazioni? A creare arte senza dargli un'anima e senza vivere il bellissimo processo dell'imparare e dell'allenarsi?".


Nessuna arte, se non viene praticata e allenata, è degna di essere chiamata tale. Perché racconta una storia e prima di raccontare quella dell'arte stessa parla di quella dell'artista che la crea.

Ho passato tanto tempo a pensare cosa scrivere per questo articolo perché non disponevo di dati precisi dal momento che è argomento di discussione viva, attuale e soprattutto teorica.

Così tanto da pensare, per l'appunto, di chiedere a ChatGPT cosa potessi fare affinché non scrivessi cose che non mi piacciono, poi mi sono ricordata di stare dentro con tutte le scarpe nel mio periodo di allenamento (che penso non finirà mai in realtà). Avrebbe potuto aiutarmi, assolutamente, come avrebbe potuto scriverlo per me. Ma alla fine che gusto c'è?


Ho sempre creduto che la sua presenza nelle vite di ognuno sia ormai inevitabile ma ritengo che l'arte sia un lusso propriamente umano, soprattutto quella del pensare con la propria testa.

Non possiamo sapere cosa ci riserverà il futuro ma so per certo che, se mai non dovessimo riuscire più a produrre arte liberamente perché ostacolati da una macchina, torneremmo tutti nell'unico posto in cui l'AI non può operare. Dove tutto è iniziato, a teatro.




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Le opinioni riportate negli articoli di questo blog non riflettono necessariamente le posizioni ufficiali dell’UNICEF ma sono espressione libera dei e delle giovani Bloggers

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