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15 marzo 2026: Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla, insieme contro i disturbi alimentari


White plate on a pink background, with a simple sad face painted on the front with a black marker and a knife and fork on the right side
di Iacopo Monti

Sempre più spesso sentiamo parlare dei disturbi del comportamento alimentare, o, più correttamente, dei disturbi della nutrizione e dell'alimentazione, ma, in fondo, cosa sono veramente, cosa significa soffrire di un disturbo alimentare, di qualcosa che molti ancora considerano una mera mancanza di volontà? E poi, quali sono le conseguenze sulla vita di ogni giorno di coloro che ne soffrono, e quali sono i modi per aiutare -sia altri/e, che noi stessi/e- nei momenti in cui il rapporto tra la persona e il cibo si fa difficile? 


Partiamo dalla giornata, il 15 marzo, come mai proprio questa data? Il 15 marzo è stato scelto come data nazionale per il fiocchetto lilla e per la lotta ai disturbi alimentari in ricordo di Giulia Tavilla, 17enne che nel 2011, perse la vita a causa dei problemi legati alla bulimia, uno dei principali disturbi alimentari odierni (17,9% di incidenza nei centri specialistici); il fiocchetto lilla, invece, è un simbolo a livello internazionale, nato negli Stati Uniti d'America e adottato nella maggioranza del mondo.  


Durane la giornata nazionale del Fiocchetto Lilla ci si dedica dunque alla sensibilizzazione e alla prevenzione di tutti quei disturbi della nutrizione e dell'alimentazione - come ad esempio anoressia, bulimia, binge eating, e altri - con lo scopo di prevenire ulteriori vittime di questi "killer silenziosi", che possono non essere facili da individuare o comprendere, né per chi ne soffre né per chi vive e sta intorno a loro, e che, quando ci sono, vengono spesso erroneamente scambiati per capricci, vanità, mancanza di forza di volontà, mentre sono connessi a condizioni complesse e disagi psicologici, anche profondi. 


I disturbi alimentari si nascondono spesso dietro comportamenti apparentemente adeguati e vincolati a un intenso controllo su di sé e di sé, perfezionismo e lotte silenziose, e possono essere accompagnati da vergogna e paura del giudizio altrui, sia come causa che come conseguenza del disturbo alimentare stesso. Sono rafforzati e peggiorati da una cultura che sempre più continuamente parla di diete, allenamenti, corpi perfetti e modi apparentemente sani di vivere, senza però specificare che nessuno stile di vita è perfetto per tutti e tutte, oltre ai commenti sul peso, aspetto e porzioni alimentari che tristemente accompagnano la nostra quotidianità sociale da secoli. 


I disturbi alimentari non sono però una colpa e non dipendono dalla forza di volontà, sono condizioni complesse e plurifattoriali di salute fisica, mentale ed emotiva, che coinvolgono a 360 gradi il nostro corpo, le nostre relazioni, la nostra mente e le nostre emozioni, ma, soprattutto, possono comparire in qualsiasi momento. Non esiste un "corpo tipico" dei disturbi alimentari: possono riguardare persone magre, normopeso, sovrappeso, obese, donne, uomini. Né tantomeno esiste una "età dei disturbi alimentari", al contrario, quella che era storicamente la fascia di prevalenza 15-20 anni, (58% di incidenza dei DCA/DNA) sta sempre più abbassandosi: i disturbi alimentari possono quindi riguardare persone adulte, adolescenti, bambini e bambine. 

La differenza viene dalla consapevolezza.


La consapevolezza di cosa sono i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione e di come individuarli: non tramite diagnosi improvvisate, bensì ascoltando, senza minimizzare, credendo a chi parla delle proprie difficoltà, lasciando spazio alle emozioni e accompagnando chi si fida di noi verso un aiuto adeguato che possa permettere di stare meglio, perché essere visti e viste è il primo passo per chiedere aiuto e per prendersi veramente cura di sé. 

L'argomento dei disturbi alimentari, per quanto non ne abbia mai, fortunatamente, sofferto, è un argomento che per ragioni personali mi sta comunque particolarmente a cuore, per questo voglio dire a chiunque sia giunta/o fin qui che essere presenti per coloro che fanno parte delle nostre vite è un grande passo di umanità. Notiamo eventuali difficoltà di cui potrebbero star soffrendo, innanzitutto come forma di affetto verso l'altra/o, ma anche come forma di affetto verso noi stesse/i, andando direttamente a rispondere alla nostra umana necessità di cura e presenza per i nostri affetti, per coloro con cui condividiamo i nostri spazi. 

Alla fine stare attenti ad altre persone significa anche stare attenti a noi, in quanto la capacità di riconoscere le difficoltà altrui porta anche alla capacità di riconoscere le nostre e quindi di cercare aiuto sia per il prossimo che per noi stesse/i. 



...a proposito d'aiuto 

Di seguito una serie di materiali utili ad aiutare sia le persone che ci circondano che noi stesse/i, per non dimenticarci che la Cura, quella con la C maiuscola, parte anche dalla conoscenza, oltre che dalla consapevolezza! 

🟣 Medicina di base e pediatria di comunità (e continuità assistenziale)  Il primo passo può essere una semplice chiacchierata con il proprio medico di base, pediatra o con la continuità assistenziale della tua area, permettendoti di accedere ai servizi specializzati senza necessità d'impegno o di diagnosi preventive 

🟣 La piattaforma dell'ISS sui DNA/DCA (Istituto Superiore di Sanità)  Portale informativo ufficiale dell'ISS con mappe e indicazioni per i CDA (Centri dei Disturbi Alimentari), materiali informativi e risorse per aiutare sé stesse/i e chi ci circonda, amiche/ci e familiari

 

FONTI:



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Le opinioni riportate negli articoli di questo blog non riflettono necessariamente le posizioni ufficali dell’UNICEF ma sono espressione libera dei e delle giovani Bloggers

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