La Salute nel 2026, siamo sicuri di conoscerla?
- Iacopo Monti

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Di Iacopo Monti
"Salute." Sentiamo questa parola ogni giorno, più volte al giorno, con mille significati in altrettanti contesti: dalle pubblicità di farmaci e integratori da banco, ai consigli dei medici — o sedicenti tali — sui social network, ai brindisi tra amici. Eppure raramente intendiamo ciò che la parola davvero significa, e ci limitiamo a parlare di un insieme molto più ristretto di ciò che effettivamente è: il corpo, il nostro aspetto, la "salute" del momento, magari il peso o qualche analisi del sangue leggermente fuori norma.
Raramente parliamo invece della salute vera, della salute a tutto tondo: dalla nostra capacità di svolgere le attività di ogni giorno alla salute mentale; dalle condizioni sociali in cui viviamo alla ricerca scientifica che sta dietro — e rende possibile — tutto il resto; fino al sistema di cure pubbliche che, quando funziona, è una delle più grandi conquiste civiche che una società moderna possa vantare. L'Italia, non a caso, è l'ottavo Paese al mondo per speranza di vita — 83,5 anni — un risultato direttamente connesso alla qualità del Servizio Sanitario Nazionale.
Il 7 aprile e la Giornata Mondiale della Salute
Il 7 aprile scorso ricorreva la Giornata Mondiale della Salute: un'occasione concreta — non l'unica, ma comunque universale — per fermarsi a riflettere e chiedersi non solo come stiamo nell'immediato, ma cosa significhi stare bene davvero. Cosa significhi poter contare su una sanità pubblica; vivere in un quartiere pulito, con accesso ad acqua sicura e cibo fresco. E soprattutto, cosa possiamo fare noi, ogni giorno, nel nostro piccolo quotidiano, affinché le risposte a queste domande non dipendano dall'essere nati nel "luogo giusto".
La definizione ufficiale di "salute" ce la fornisce l'OMS sin dal 1948: «stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplicemente assenza di malattia». Oggi, dopo quasi ottant'anni, ci ostiniamo a comportarci come se non fosse mai stata scritta: agiamo per ambiti isolati, come fossero silos che non si influenzano tra loro, come se il nostro benessere mentale non avesse ricadute su quello fisico — il famoso "somatizzare" — e viceversa.
Perché andare dal medico è considerato accettabile, mentre rivolgersi a uno psicologo o a uno psichiatra ci espone a un giudizio sociale quasi pari a quello riservato a un criminale, a qualcuno di "diverso" o "strano"? La salute mentale è semplicemente un altro ambito della salute — della tua salute — cui stai giustamente dando attenzione.
"Together for health. Stand with science"
Proprio quest'anno l'OMS ha scelto come tema "Together for health. Stand with science": insieme per la salute, insieme per la scienza. Una scelta doverosa in tempi sempre più difficili per quell'invenzione quasi miracolosa che ci ha permesso di creare vaccini, antibiotici e tutta quella serie di farmaci e procedure che ci consentono di proteggerci, e che fanno sì che un raffreddore — normalissimo, come oggi lo definiremmo — non sia una condanna a morte o una debilitazione permanente.
La salute non si limita al cliché del "mangia variegato, muoviti, dormi abbastanza", presupponendo peraltro che tutti abbiano accesso alle stesse possibilità in tal senso. È un insieme di tanti ambiti che si completano e si migliorano a vicenda. Tuttavia, proprio per l'ampiezza e la quantità delle variabili, la salute è uno dei temi più soggetti alle disuguaglianze. Pensiamo all'emigrazione sanitaria: ogni anno, 5 miliardi di euro si spostano dal Sud al Nord Italia per effetto della migrazione sanitaria — un flusso quasi esclusivamente a senso unico, dove Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto raccolgono insieme il 94% della mobilità sanitaria attiva, mentre Campania, Calabria e Sicilia sono tra le regioni con il saldo più negativo. Cittadini che hanno diritto alle cure ma che non le ricevono nella loro realtà quotidiana. La stessa logica si applica all'accesso agli spazi aperti, agli specialisti sanitari, ai luoghi pubblici dedicati al tempo libero e alla comunità — perché anche la solitudine sociale ha una forte influenza sul nostro star bene.
Scienza sotto pressione e salute mentale
Abbiamo poi due grandi temi aperti. Da un lato, la pressione sulla scienza, dovuta alla crescente diffidenza in ambito medico-sanitario: dai complotti alla disinformazione, più o meno involontaria, che tutti noi possiamo portare avanti e che circola liberamente sui social. La scienza medica ha eliminato nei secoli malattie che erano sentenze di morte, portando l'aspettativa di vita da 32 anni nel 1900 agli attuali 83,5 anni in Italia. Dall'altro, la salute mentale: disturbi alimentari, depressione, ansia sociale e da prestazione — un tema ancora largamente stigmatizzato, sottofinanziato e considerato poco urgente rispetto agli altri, nonostante i dati ci dicano il contrario: nel solo primo anno di pandemia, l'OMS ha registrato un aumento globale del 25% dei casi di ansia e depressione, con le donne e i giovani tra le categorie più colpite — giovani che, sempre secondo l'OMS, rischiano in modo sproporzionato di sviluppare comportamenti autolesionistici e suicidari.
Cosa possiamo fare noi
Cosa possiamo fare, dunque, noi giovani — e in generale chiunque voglia fare la propria parte?
Possiamo partire dal seguire i consigli "cliché" prima menzionati, certo. Ma possiamo anche smettere di recarci in pronto soccorso per semplici taglietti o raffreddori, evitando di intasarli inutilmente. Possiamo smettere di prendere antibiotici al primo cenno di tosse, contribuendo alla lotta contro le malattie antibiotico-resistenti.
Possiamo fare volontariato in ambito socio-sanitario, e le possibilità sono più varie di quanto si pensi. Sul fronte ospedaliero, associazioni come l'AGOP (Associazione Genitori Oncologia Pediatrica) permettono di affiancare le famiglie dei bambini in cura, mentre ANT Italia porta cure oncologiche domiciliari gratuite a chi non può spostarsi. Per chi preferisce il soccorso attivo, ci sono le organizzazioni che prestano servizio di emergenza secondo le disposizioni regionali — Misericordie, Croce Rossa, ANPAS e le tante altre realtà presenti sul territorio.
C'è poi il volontariato a sostegno della ricerca scientifica, un modo concreto per contribuire anche senza competenze mediche: AIRC, la più grande organizzazione italiana di raccolta fondi per la ricerca oncologica, coinvolge migliaia di volontari nelle sue campagne stagionali; FFC Ricerca finanzia progetti sulla fibrosi cistica attraverso una rete di circa 157 delegazioni in tutta Italia; AISM, dove i volontari rappresentano il 98% delle risorse umane, lavora su assistenza e ricerca sulla sclerosi multipla ed è accessibile anche ai più giovani.
E per chi ha compiuto 18 anni, un gesto tanto semplice quanto prezioso: donare il sangue tramite l'AVIS — un contributo diretto, periodico, che non richiede formazione ma che fa una differenza concreta e immediata.
In ultimo, ma non per importanza, possiamo portare il tema della salute all'attenzione dei nostri governanti, laddove questo non avvenga già, oppure contribuire a gestire i fondi e le risorse già stanziati, attraverso gli enti partecipativi presenti in molte realtà piccole e grandi: dalle Pro Loco comunali ai tavoli pubblici a livello provinciale e regionale.
FONTI:
Speranza di vita: https://www.geopop.it/in-quali-stati-si-vive-piu-a-lungo-dove-si-muore-prima-ecco-la-speranza-di-vita-nel-mondo/
OMS – Covid-19 e salute mentale: https://unric.org/it/oms-covid-19-aumenta-del-25-i-casi-di-ansia-e-depressione/
Migrazione sanitaria: https://finanza.repubblica.it/News/2025/02/12/la_migrazione_sanitaria_sfonda_tetto_5_miliardi_si_aggravano_squilibri_nord_sud-99/
Conferenza sulla Salute Mentale: https://www.conferenzasalutementale.it/2022/03/10/oms-covid-19-aumenta-del-25-i-casi-di-ansia-e-depressione-un-campanello-dallarme-per-tutti-i-paesi-per-rafforzare-i-servizi-ed-il-supporto-per-la-salute-mentale/



