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Sud America: le democrazie sono sotto pressione?

Mappa del Sud America
credits: freepik 
di Giorgia Verni

Negli ultimi anni, le immagini provenienti da diversi paesi latinoamericani hanno fatto il giro del mondo: piazze piene di manifestanti, slogan contro il carovita, scontri con la polizia, presidenti che cadono o vengono messi sotto accusa. Da fuori, il Sud America sembra intrappolato in una spirale di instabilità continua, spesso accompagnata da tendenze autoritarie.  

Dietro le proteste non c’è solo caos politico, c’è una storia lunga, fatta di disuguaglianze profonde, economie fragili e istituzioni relativamente giovani, che ancora oggi non hanno raggiunto un equilibrio istituzionale stabile. 


L'evoluzione degli stati sudamericani 

Molti paesi sudamericani hanno costruito la propria identità politica nel diciannovesimo secolo, dopo essersi liberati dal dominio delle potenze coloniali. Tuttavia, questi nuovi stati non sempre sono riusciti a creare istituzioni solide e che rappresentassero tutti i cittadini. 

Nel corso del Novecento, molti Paesi tra cui Cile, Argentina e Brasile hanno vissuto dittature militari. Le forze armate intervenivano con la promessa di ristabilire l’ordine in momenti di crisi economica o conflitto ideologico. 

Oggi la situazione è diversa: la maggior parte dei Paesi tiene elezioni regolari e competitive. Tuttavia, l’eredità di quei decenni non è del tutto scomparsa. La fiducia nelle istituzioni resta fragile e la politica tende ancora a personalizzarsi attorno a leader forti. 


Grandi diseguaglianze e le loro conseguenze 

Uno dei problemi più grandi che colpisce la regione è la disuguaglianza. L’America Latina è una  delle aree più diseguali al mondo: grandi ricchezze convivono con povertà diffusa, quartieri modernissimi si affiancano a periferie che sono spesso prive di servizi essenziali come l'acqua potabile e l'assistenza sanitaria. 

Quando la democrazia non riesce a migliorare concretamente la vita delle persone, cresce la frustrazione, che spesso si trasforma in protesta. Come conseguenza, la situazione economica di molti Paesi è alquanto fragile. Questo succede perché molti di loro dipendono dall'esportazione di poche materie prime; se i prezzi di queste materie prime scendono a livello internazionale, l'economia del Paese si indebolisce notevolmente e la gente inizia a essere insoddisfatta.  


In Argentina, ad esempio,  l'inflazione e la svalutazione della moneta hanno fatto si che i risparmi di molte famiglie siano stati gradualmente erosi. Ciò ha portato a una forte polarizzazione politica sempre più intensa nel Paese. Conseguentemente, la fragilità economica e il malcontento della popolazione possono avere conseguenze serie per la stabilità politica e sociale di un Paese. 

In Argentina, l’instabilità è strettamente legata ai cicli economici. L’alternanza tra governi con idee molto diverse causa un continuo cambiamento delle politiche pubbliche. Ogni nuovo presidente promette un grande cambiamento, ma spesso si trova ad affrontare una situazione economica già complessa. Il risultato è una società stanca, divisa e diffidente. 


In Cile, le proteste del 2019 hanno segnato un punto di svolta. Partite da un aumento del prezzo dei trasporti, si sono trasformate in una richiesta di maggiore equità sociale. Il tentativo di scrivere una nuova Costituzione ha mostrato una grande partecipazione democratica, ma anche quanto sia difficile trovare un compromesso condiviso in una società con idee molto diverse tra loro e polarizzate. 

In Perù, invece, il problema principale è legato alle istituzioni. Presidenti che si susseguono rapidamente, conflitti tra il Congresso e l’esecutivo, partiti deboli e frammentati. Quindi l’instabilità non nasce solo dalle proteste di piazza, ma da un sistema politico che fatica a garantire una continuità. 


Populismo e rischio autoritario 

In contesti di crisi economica e sfiducia nelle elite, spesso emergono nuove figure che promettono soluzioni semplici a problemi complessi. Il populismo, sia di destra sia di sinistra, può incrementare la partecipazione politica, ma può anche diventare pericoloso se concentra troppo potere nelle mani dell’esecutivo. Tuttavia, parlare di un ritorno alle dittature sarebbe eccessivo. Le democrazie sudamericane non sono ancora crollate, ma sono certamente sotto pressione. La sfida non è la sopravvivenza delle elezioni, ma la capacità delle istituzioni di garantire stabilità, giustizia sociale e fiducia nel lungo periodo. 


Crisi o trasformazione? 

Le proteste che stanno avvenendo in Argentina, Cile e Perù possono essere lette in due modi. Da un lato, possono essere considerate un segnale che le democrazie di questi paesi sono fragili e non riescono a garantire la stabilità necessaria. Dall'altro lato, possono essere viste come l'espressione di società molto attive, che non accettano le disuguaglianze senza reagire e che chiedono una maggiore rappresentanza per i propri diritti e bisogni. 

Probabilmente la verità sta nel mezzo. Il Sud America non è “destinato” all’autoritarismo; sta attraversando una fase di ridefinizione del rapporto tra cittadini e potere

Se le istituzioni sapranno trasformare il conflitto in cambiamenti reali, allora questa instabilità potrà essere un passo verso democrazie più inclusive.  


Fonti: 

 


Le opinioni riportate negli articoli di questo blog non riflettono necessariamente le posizioni ufficiali dell’UNICEF ma sono espressione libera dei e delle giovani Bloggers 

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Le opinioni riportate negli articoli di questo blog non riflettono necessariamente le posizioni ufficali dell’UNICEF ma sono espressione libera dei e delle giovani Bloggers

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