Quando gli italiani erano migranti: la storia dei Gastarbeiter italiani in Germania
- amalialobianco
- 3 mar
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Credits: Wikimedia Commons
di Amalia Lo Bianco
I lavoratori italiani hanno avuto una lunga storia di migrazione tra gli anni ’50 e ’70.
Se capitate a Stoccarda in questo periodo vi consiglio di visitare una bellissima mostra che ci riguarda tutti da vicino, attiva fino al 21 marzo all’Archivio Principale di Stato di Stoccarda: “Arrivare e restare? 70 anni dall’accordo di reclutamento tedesco-italiano”. La mostra è stata curata dal Dottor Stefan Holz con la cooperazione del Consolato generale d’Italia a Stoccarda, l’Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda e il Forum Migrations- und Integrationsforum Baden-Württemberg.
Grazie all’attività dell’IIC di Stoccarda ho avuto il grande piacere di condurre delle visite guidate di questa mostra, che racconta un parte molto importante della storia italiana tra il 1955 e il 1973. Infatti, il 20 dicembre 1955 la Germania e l’Italia firmano un accordo per reclutare manodopera italiana in territorio tedesco. Da parte della Germania l’intento era di ricevere quanto più aiuto possibile per la ricostruzione delle città tedesche distrutte dalla Seconda Guerra Mondiale e per la ripresa economica. Dall'altra parte, i lavoratori italiani stavano affrontando un grande problema di forte disoccupazione e avevano bisogno di un guadagno adeguato per mantenere le proprie famiglie.
La mostra è divisa in 3 parti: Reclutamento, Arrivo, Restare e ci racconta la storia dei lavoratori italiani nel Baden- Württemberg (il Land tedesco che ha Stoccarda come capitale) dal 1955 agli anni ’70, che decidono di affrontare questo viaggio lungo e particolarmente duro, senza più nulla da perdere, con la sola speranza di migliorare le proprie condizioni e quelle della loro famiglia attraverso questa impresa.
Un termine chiave di questa storia è “Gastarbeiter”, che letteralmente significa lavoratori ospiti, perché inizialmente non c’era nessuna intenzione da parte della Germania di permettere a questi stranieri di rimanere. Infatti, i Gastarbeiter partivano con dei contratti che prevedevano un numero stabilito di mesi di lavoro, alla fine dei quali sarebbero dovuti essere rimpatriati. Tuttavia, la storia ci mostra che tra il 1956 e il 1973 circa 2 milioni di italiani arrivarono in Germania e di questi ben 500.000 sono rimasti.
Oggi i residenti italiani in Germania sono 899.676, di cui circa 250.000 nel Baden-Württemberg. L'importanza di conoscere la storia dell'intreccio tra Italia e Germania attraverso i Gastarbeiter viene dimostrata dal fatto che la comunità italiana in Germania è la terza più grande in Europa a livello regionale, dopo la metropoli di Londra e la Svizzera tedesca. La sua origine risale proprio all’accordo bilaterale di reclutamento italo-tedesco, che permette oggi ai figli e ai nipoti di Gastarbeiter italiani di costruirsi una vita dignitosa in Germania, reputando quest’ultima il luogo adatto per vivere con la propria famiglia. Ma il percorso per arrivare a questo punto è stato tutt’altro che semplice.
La storia dei Gastarbeiter italiani mostra come questi lavoratori, all’inizio provenienti per la maggior parte da povere zone rurali del Sud Italia, una volta arrivati in Germania abbiano dovuto affrontare numerose difficoltà: lo shock culturale e climatico, la mancanza di alloggi, la lontananza dalla propria famiglia, l’essere identificati e considerati a tutti i livelli degli stranieri, guardati con sospetto e l’impossibilità di comunicazione perché parlavano una lingua diversa.

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Il governo tedesco non si occupava di iniziative per l’inclusione anzi, lo stesso termine non veniva neanche utilizzato, perché si pensava che quello dei Gastarbeiter fosse un fenomeno temporaneo. D'altronde, la storia ci insegna che l’integrazione è un percorso lungo e tortuoso, che non finisce mai.
In quegli anni tra gli immigrati italiani e la società tedesca in cui lavoravano c’era un rapporto ambivalente: l’Italia veniva considerato un luogo turistico molto apprezzato dai tedeschi, ma in Germania gli italiani erano soggetti a pregiudizi e in alcuni casi gli era vietato l’accesso nei ristoranti e nelle sale da ballo.
Tuttavia, i Gastarbeiter negli anni hanno ricevuto un certo sostegno, in particolare dalle istituzioni ecclesiastiche e sociali. Foto d’archivio mostrano che la Missione Cattolica Italiana, il Centro Italiano e le suore missionarie divennero importanti punti di riferimento per la comunità, offrendo aiuto ai lavoratori e alle loro mogli. Il sostegno più grande rimase quello umano, di aiuto reciproco, che mostra una comunità unita in cui ci si fa forza a vicenda.
Poi c'erano le iniziative culturali, promosse anche dall’Istituto Italiano di Cultura, che avevano un duplice scopo: portare un po’ di “casa” agli italiani e permettere ai tedeschi di scoprire la cultura dei Gastarbeiter, cercando così un incontro, una relazione tra ospitanti e ospiti.
Cosa ho appreso io da questa mostra?
70 anni fa i Gastarbeiter italiani hanno affrontato un lungo viaggio, alla ricerca di qualcosa che in quel momento il loro Paese non poteva offrirgli. Essi hanno contribuito a risollevare l’economia tedesca, lavorando duramente, hanno portato i prodotti italiani in Germania e hanno fatto parte della storia di questo paese per diversi anni, affrontando le paure dei tedeschi, i quali pensavano che gli venisse rubato il lavoro dagli stranieri.
Oggi è una storia a lieto fine, almeno per un quarto degli italiani (che è sempre meglio di zero), è una storia che racconta come l’isolamento sociale e i pregiudizi, seppur lentamente e parzialmente, abbiano lasciato il posto ad integrazione e accoglienza per delle persone che prima di essere stranieri erano soprattutto uomini, lavoratori leali e disposti a tutto.
Andate a visitare questa mostra e la città di Stoccarda che è bellissima!
FONTI:
Documenti e foto provenienti dall'Archivio Principale di Stato di Stoccarda.



