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Affrontare i mercanti dell'odio: sfatare il mito della "remigrazione"


Credits: foto generata con IA

di Alpha Oumar Diallo

Qui in Italia, i social media e la retorica sono diventati veicolo di una propaganda pericolosa. Sentiamo spesso utilizzare parole di odio come "remigrazione", un eufemismo per esclusione e rifiuto. Il falso allarme dell'"islamizzazione" viene sventolato per seminare paura e dividere la società. 


Spesso, questi attacchi quotidiani non sono solo parole vuote: sono tentativi deliberati di disumanizzarci e isolarci. 

Volevo chiarire che, con il 10% della popolazione e oltre l'11% della forza lavoro del Paese, i migranti non sono "solo di passaggio"; sono parte integrante e indispensabile della società italiana. Cercare di escluderci è un errore economica e umana. 

Parliamo di soldi: purtroppo molti credono che e gli immigrati siano un peso per lo Stato. Il rapporto sull'economia dell'immigrazione mostra che al contrario che lavoratori stranieri generano 177 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 9% del PIL italiano. 

Ancora più impressionante, se dovessimo attuare una "remigrazione" in alcuni settori chiave, ecco cosa accadrebbe immediatamente: 

- Il settore agricolo crollerebbe: gli immigrati contribuiscono al 18% del valore aggiunto del settore. 

- Il settore edile si fermerebbe: rappresentiamo il 16,4% del valore aggiunto del settore. 

Alcune famiglie italiane sarebbero soffocate: senza la manodopera straniera per prendersi cura degli anziani/e, milioni di italiani/e lavoratori sarebbero costretti a lasciare il lavoro per assistere i propri genitori. 


Inoltre, se guardiamo più da vicino, i contribuenti nati all'estero dichiarano oltre 80 miliardi di euro di reddito e pagano quasi 11,6 miliardi di euro di imposte sul reddito ogni anno. Poiché siamo generalmente più giovani (solo il 6% di noi ha più di 64 anni, rispetto al 26% degli italiani/e), contribuiamo a pensioni che magari potremmo non ricevere mai. Il saldo netto dello Stato è positivo, pari a 1,2 miliardi di euro. 


Oggi, secondo i dati ufficiali dell'ISTAT, il Paese registra un bilancio allarmante: 355.000 nascite a fronte di 652.000 decessi. Il saldo naturale è fortemente negativo (quasi -296.000 persone). Cosa ha salvato il Paese da un drastico calo demografico? L'immigrazione netta. Proporre la "remigrazione" significa proporre di privare l'Italia delle sue forze vitali. 

Noi immigrati non siamo un peso. Siamo i costruttori, gli agricoltori, gli operatori sanitari e i contribuenti del futuro. Dividere il Paese in "noi" e "voi" è un crimine contro il futuro di questa nazione. Credo sia giunto il momento che i numeri ci aiutino a contrastare all'odio. 

Non cadiamo nella retorica del NOI e LORO! È molto più facile puntare il dito contro un migrante per strada che spiegare perché gli ospedali mancano di medici, perché i salari non aumentano o perché i giovani laureati fuggono dal Paese. 


Io sono un migrante anche se preferisco non essere chiamato solo così. 


Sono una persona in viaggio, sono quello che ha dovuto declinare il verbo lasciare al passato: ho lasciato una terra, una lingua. Ma anche sono quello che declina il verbo sperare al futuro. 

È ora di capire che la nostra diversità è una forza, non una minaccia. Italiani/e e migranti devono stringere un patto di solidarietà e resistenza contro l'incitamento all'odio. Uniamoci per costruire un'Italia più giusta, unita e fraterna, perché è insieme che plasmiamo il presente e il futuro di questo Paese. 

Viva l'Italia e viva gli Italiani/e 


Fonti: 

Logo di U-report on the Move
Logo dei Sustainable Development Goals
Logo di U-report on the Move
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Le opinioni riportate negli articoli di questo blog non riflettono necessariamente le posizioni ufficiali dell’UNICEF ma sono espressione libera dei e delle giovani Bloggers

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