International women’s day
- Giorgia Rossi

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Credits: Unsplash - Michelle Ding
di Giorgia Rossi
Capita che nel ricordare ciclicamente un evento e nell’istituzionalizzarne il rito, se ne perda il senso. Così l’8 marzo, in Italia, sulla tavola da pranzo, all’orecchio di una ragazza, dalla borsa di una madre, capita che spunti un ramo di mimosa. Lo consigliano il fioraio e il buon senso. Più di rado si avverte di star compiendo un atto politico e di antica memoria.
Sfide diffuse
All’origine dell’8 marzo non ci sono omaggi, ma rivendicazioni. Proposta nel 1910 a Copenaghen durante la 'Conferenza internazionale delle donne socialiste’, celebrata per la prima volta nel 1911 in diverse città europee, sancita nella sua data-simbolo dagli scioperi delle operaie di Pietrogrado (8 marzo 1917), la giornata internazionale della donna ha prima di tutto un significato politico.
È da questa genealogia che deriva la specificità della ricorrenza. Ogni celebrazione istituita porta con sé un sottotesto pedagogico: ricordare ciò che è stato, proporre un modello. Eppure, nell’universo femminile, l’8 marzo rimanda più a un annuale giro di boa. Con ogni 8 marzo si aggiorna un inventario: si registrano progressi, si stimano tempi, si misurano arretramenti. Ogni volta, ci si ritrova incerte nel verdetto.
Parlare di diritti delle donne significa allora affrontare un fenomeno di scala globale e strutturale, costantemente monitorato.
Una delle lenti rivelatrici del grado di emancipazione femminile è, da sempre, quella economica e legale. Secondo il rapporto ‘Women, business and the law', realizzato dalla Banca Mondiale, nel 2026 meno del 5% della popolazione femminile mondiale vive in economie che prevedono la totale parità giuridica tra i sessi e dunque la piena partecipazione economica delle donne.
“Anche nelle economie che hanno modernizzato le loro leggi, le donne continuano ad affrontare ostacoli che influenzano il lavoro che possono svolgere, le attività che possono avviare e la sicurezza di cui hanno bisogno per cogliere le opportunità”.
Lavoro, indipendenza, sicurezza, sono coordinate di uno stesso sistema. Non si tratta soltanto di carriere rallentate o salari inferiori, ma della postura assegnata alle donne nello spazio economico e sociale: quella della prudenza. Questa condizione varia al mutare delle coordinate geografiche, ma non scompare. Il paradosso più evidente si concentra nelle aree in via di sviluppo - come Africa Sub Sahariana, Medio Oriente e Asia del sud - dove, ad un maggior numero di donne pronte ad entrare nel mercato del lavoro, corrispondono barriere legali più restrittive. Barriere a cui, nei paesi a basso reddito, si sommano sistemi di assistenza all’infanzia fragili e tutele insufficienti.

D’altro canto, se le economie OCSE a più alto reddito si posizionano ai vertici nella classifica mondiale per le tutele legali, alcuni problemi rimangono. L'assistenza all'infanzia e la genitorialità, ad esempio, restano "un punto debole globale", così come l’effettiva applicazione delle leggi contro la violenza, spesso incomplete o inefficaci. In 91 delle 190 economie analizzate dal report non è nemmeno vietata la discriminazione di genere nell'accesso al credito, limitando di fatto l'imprenditoria femminile.
Diritti. Giustizia. Azione
Il quadro si lega a doppio nodo alle rivendicazioni espresse dall’UN Women in onore della Giornata Internazionale della donna 2026: Rights. Justice. Action. In un contesto segnato da crisi interconnesse - conflitti, repressioni e crisi politiche - lo stato di diritto globale risulta sensibilmente indebolito. Quello di cui necessitano più di tutto donne e ragazze è dunque una giustizia equa. Una giustizia che protegga dalla violenza, dalla discriminazione, dallo sfruttamento. Servono corti che credano alle testimonianze delle vittime. Aiuto legale economicamente accessibile per tutte. Supporto psicologico e sociale in caso di violazione dei diritti. Una lotta di cui anche UNICEF è da sempre ente promotore, tramite il costante supporto di programmi a sostegno della parità di genere, dell'emancipazione femminile e la lotta alla discriminazione sistemica.
Ma per esigere questa giustizia, bisogna prima conoscere la realtà. Misurare i dati significa così sottrarre la parità alla retorica. Solo scomponendo le diverse parti di un fenomeno altrimenti inafferrabile diventiamo capaci di individuare le falle del sistema e riappropriarci dei nostri diritti. È quindi in questa operazione di presa di coscienza che l’8 marzo può recuperare il suo vero valore: uno strumento attivo di cambiamento.
Bibliografia
https://www.un.org/en/observances/womens-day https://www.unwomen.org/en/get-involved/international-womens-day
https://www.unwomen.org/en/get-involved/international-womens-day International Women's Day: Progress for girls is not enough | unicef.chInternational Women’s Day | UNICEF USA
International Women's Day: Progress for girls is not enough | unicef.chInternational Women’s Day | UNICEF USA



