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International Water Day 2026

Solitamente, nel momento in cui decido l’argomento sul quale scrivere, automaticamente nella mia testa si forma uno schema composto di domande che mi aiuteranno a dare il maggior numero di informazioni possibili nel modo più logico possibile. Questa volta però la situazione è ben diversa. Il seguente articolo tratterà infatti di un argomento sul quale chiunque si può tranquillamente informare tramite fonti affidabili. 


Sull’ International Water Day le informazioni infatti non mancano, possiamo leggerne la storia sul sito delle Nazioni Unite, così come possiamo approfondire i singoli temi che hanno caratterizzato ciascuna giornata dal 1994. 


Perché allora scrivere un intero articolo sulla questione? La risposta risiede nel tema che è stato deciso per quest’anno: “Water and Gender”. 

Le seguenti righe tratteranno quindi del rapporto tra la crisi umanitaria che in tutto il mondo è determinata dalla mancanza di acqua potabile (o assoluta) e il genere.


Foto di Michael Starkie, Unsplash 
Foto di Michael Starkie, Unsplash 
  1. Qualche dato 

Innanzitutto, credo sia utile fornire qualche dato generale su quella che è la situazione delle risorse d’acqua sul pianeta. Secondo le statistiche fornite dalle Nazioni Unite, circa un quarto del pianeta non ha accesso ad acqua potabile, più precisamente 2.2 miliardi di persone. Questo è dovuto a diversi fattori tra cui il cambiamento climatico e situazioni politicamente instabili. 

Inoltre ci sono delle differenziazioni da fare anche tra questi 2.2 miliardi. Ci sono diverse categorie di non- accessibilità ad acqua pulita. Per fare solo un paio di esempi, sono 156 milioni le persone che sono costrette a fare uso di acqua proveniente direttamente da fiumi, canali o laghi, trovandosi quindi nella situazione più pericolosa. O ancora sono 292 milioni le persone che per avere dell’acqua non contaminata si devono muovere per 30 minuti.


Grazie all'ultimo report delle Nazioni Unite, risalente al 19 marzo 2026 possiamo constatare che:

  • Donne e bambine spendono ogni giorno 250 milioni di ore per raccogliere acqua.

  • Cica 10 milioni di ragazze di età compresa tra i 15 e i 19 anni non hanno potuto avere accesso a scuola, lavoro o attività sociali tra il 2016 e il 2022 a causa delle pessime condizioni igienico-sanitarie.



  1. Acqua e genere 

Si potrebbe pensare che il problema dell'acqua sia una questione “neutra” che ricade su tutte e tutti nella stessa misura, ma così non è. Il genere infatti impatta ogni singolo aspetto della vita quotidiana di tutti noi. 

Data questa premessa, sono quindi chiari i collegamenti più palesi esistenti tra acqua e genere. Sono infatti le persone socializzate donne ad occuparsi, nella quasi totalità dei casi, di fare rifornimento di acqua quando necessario (e possibile) così come sono donne ad occuparsi più in generale della gestione dell’acqua in casa, per cucinare e pulire per esempio. 

Oltre alla gestione dell’acqua in generale, i dati (e la biologia) dimostrano come le donne hanno solitamente un maggior bisogno di acqua pulita per quanto riguarda l'igiene, intima e non. L'esempio più lampante è chiaramente quello delle mestruazioni. 


Per tutte queste ragioni donne e ragazze dovrebbero essere coinvolte in modo attivo nella progettazione e gestione dell’acqua e dei servizi igienici. Quando ciò avviene, da un lato si rafforzano le loro competenze e l’autonomia, dall’altro si ottengono risultati migliori e  sostenibilità dei progetti. 

I temi dell’acqua e della parità di genere sono al centro degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU: il numero 6, dedicato all’acqua e ai servizi igienici, e il numero 5, dedicato all’uguaglianza di genere. Sono due traguardi strettamente legati tra loro, essenziali per costruire comunità più giuste, sane e resilienti. 


Ancora una volta però non mi voglio soffermare su quelli che sono i dati riportati da varie ricerche, ma sottolineare come la questione di genere sia trasversale a qualsiasi altra questione.

Per riuscire a risolvere problematiche come quella dell'acqua e quelle ambientali in generale, è essenziale innanzitutto rendersi conto di come il sistema abbia per decenni ignorato un'intera categoria di persone.

I bisogni e il funzionamento femminili solo recentemente hanno iniziato ad essere oggetto di ricerche e analisi scientifiche.


  1. Una riflessione sistematica

Ciò che mi preme far trasparire con questo articolo è quanto una battaglia ne includa infinite altre. Non possiamo pensare di ridurre il nostro impatto ambientale senza prendere in considerazione le questioni di genere; e per fare ciò è necessario educare ed educarci su come purtroppo viviamo in un sistema che non ha le stesse opportunità e conseguenze per tutte e tutti.

I dati servono e la loro qualità parla per loro, ma purtroppo da soli non bastano, è necessario agire. Non possiamo più accettare che miliardi di persone non abbiano accesso al bene primario per eccellenza, che consente la vita umana sulla Terra.


Fonti:

Iberdrola


UNESCO


United Nations


Comitato Unico di Garanzia


WHO UNICEF JMP






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Le opinioni riportate negli articoli di questo blog non riflettono necessariamente le posizioni ufficiali dell’UNICEF ma sono espressione libera dei e delle giovani Bloggers

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