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El día de Andalucía


Credits: Wix Media

di Chiara Siragusa

Il 28 febbraio in Andalusia, una regione situata nel sud della Spagna, si festeggia el día de Andalucía. Comunemente noto come 28F, è un giorno dedicato a celebrare e ricordare il popolo andaluso e il referendum che nel 1980 portò questa regione a diventare una comunità autonoma della Spagna.  

 

L’Andalusia, con i suoi colori vivaci, il flamenco che risuona per le strade a ritmo di compás, i caldi raggi di sole, il mare, l’aroma di arance nell’aria, le sue distese di ulivi, i suoi paesaggi mozzafiato e i suoi magnifici monumenti, è una regione della Spagna la cui storia è costituita da un intreccio di diverse culture, tra cui quella araba, gitana e spagnola.

 

Essendo costituita da province con comuni caratteristiche storiche, culturali ed economiche, dopo la morte di Francisco Franco e durante il periodo di transizione democratica, il popolo andaluso, forte della necessità di riconoscere e proteggere la propria identità, lottò per ottenere maggiore autonomia e per autogovernarsi.

 

Per questo, per gli andalusi il 28F non è una semplice data da ricordare, ma un giorno da festeggiare e in cui esaltare la propria eredità culturale, l’unità e l’indipendenza del popolo andaluso.


 Credits: Wikimedia Commons


La bandiera, disegnata da Blas Infante, presenta i colori bianco e verde, a simboleggiare pace e speranza, mentre al centro è posto lo scudo dell’Andalusia, ispirato allo scudo della città di Cadiz.

Al centro la figura di Ercole, che anela alla forza e la resistenza del popolo andaluso, che assoggetta due leoni, a simboleggiare che il potere deve essere adoperato con saggezza.

 

Nell’arco posto sopra le due figure si può leggere: “Dominator Hercules Fundator” a poiché secondo la leggenda Ercole sarebbe stato il fondatore di una delle province più importanti dell’Andalusia, ovvero della città di Cadiz.

 

Inoltre, le due colonne simboleggiano lo stretto di Gibilterra, per omaggiare la ricchezza culturale nata dall’incontro tra due mondi: l’Europa e l’Africa, di cui l’Andalusia è stato scenario principale.

 

Infine, ai piedi di Ercole, è posta una frase particolarmente significativa: “Andalucía por sí, para España y por la humanidad” sottolineando la propria identità e l’esigenza di essere una regione libera e autonoma, esprimendo però la volontà di contribuire allo sviluppo della Spagna, poiché l’Andalusia non cerca la separazione, vuole piuttosto contribuire con la propria storia e ricchezza culturale alla costruzione di una Spagna multiculturale ma unita. Da ultimo ma non per importanza, per l’umanità rappresenta la vocazione universalistica dell’Andalusia, che intende offrire i propri valori culturali e umanistici al progresso globale.

 

Un’altra tradizione tipica di questo giorno è cantare l’inno dell’Andalusia, una chiamata alla libertà e all’unità del popolo andaluso:

 

La bandera blanca y verde vuelve, tras siglos de guerra, a decir paz y esperanza, bajo el sol de nuestra tierra. ¡Andaluces, levantaos!¡Pedid tierra y libertad! ¡Sea por Andalucía libre, España y la Humanidad! Los andaluces queremos volver a ser lo que fuimos hombres de luz, que a los hombres, alma de hombres les dimos. ¡Andaluces, levantaos!¡Pedid tierra y libertad! ¡Sea por Andalucía libre, España y la Humanidad!

 

Pablo, originario di Granada, ci racconta così il suo 28F:

 

«Para nosotros, el Día de Andalucía no es una fecha de libros de historia ni de discursos políticos; es, tan simple y sencillo como la celebración de una forma de ser y vivir. Mi 28 de febrero no entiende de reivindicaciones, sino estar con amigos; subir a la casa de uno de ellos en el Albaicín, dejar que el sol nos pegue en la cara y escuchar cómo unos amigos tocan la guitarra mientras otros llevan el compás con las palmas. Es ese momento de desconexión absoluta donde solo importan las cartas, una cerveza fría y el sabor de lo nuestro: el pan con aceite de oliva y un buen gazpacho compartido entre risas que duran hasta que se pone el sol. Lo curioso es que, aunque cada provincia sea un mundo distinto, nos unen costumbres invisibles que nos diferencian de cualquier otro sitio.» 

[Per noi, il Giorno dell’Andalusia non è una data da manuale di storia né un’occasione per discorsi politici; è, semplicemente, la celebrazione di un modo di essere e di vivere. Il mio 28 febbraio non parla di rivendicazioni, ma di amicizia: salire a casa di un amico nell’Albaicín, lasciare che il sole ci scaldi il viso e ascoltare alcuni amici che suonano la chitarra mentre altri tengono il ritmo con le mani. È quel momento di totale disconnessione in cui contano solo le carte, una birra fresca e il sapore di ciò che è nostro: pane con olio d’oliva e un buon gazpacho condiviso tra risate che si protraggono fino al tramonto. La cosa curiosa è che, pur essendo ogni provincia un mondo a sé, ci uniscono consuetudini invisibili che ci distinguono da qualsiasi altro luogo.]

 

Inoltre, spiega cosa vuol dire davvero essere e sentirsi andalusi:

 

«Ser andaluz es entender el ritual de nuestros abuelos sacando la silla de la playa a la puerta de casa sus pueblos para "buscar la fresca" en verano. Es esa capacidad de resumir una verdad absoluta con un "no ni ná", el arte de convertir un desayuno de churros con chocolate, tostada de tomate, mollete, etc en un evento social sagrado o esa forma tan nuestra de adueñarnos de la calle para que cualquier desconocido termine siendo un vecino más.» 

[Essere andalusi significa comprendere il rituale dei nostri nonni che, nelle sere d’estate, portano la sedia da spiaggia davanti alla porta di casa, nei loro paesi, per “cercare il fresco”. È quella capacità di condensare una verità assoluta in un semplice “no ni ná”, l’arte di trasformare una colazione a base di churros con cioccolata calda, pane tostato al pomodoro o mollete in un evento sociale quasi sacro; ed è quel modo tutto nostro di appropriarci della strada, fino a far sì che qualsiasi sconosciuto finisca per diventare un vicino di casa in più.]

 

Semplici gesti quotidiani, ma colmi di significato, che raccontano una lunga storia, semplice ma piena di tradizione, cultura e identità. 

 

Maria del Mar, nata ad Almería ma trasferitasi a Granada per gli studi, invece restituisce un aneddoto ben preciso del 28F, un ricordo di quando era piccola:

 

«Una anécdota muy andaluza, incluso diría que es una tradición, que se hace en todos los colegios en Andalucía es que recuerdo celebrar el día de Andalucía en el patio del recreo con mis amigos y ese día nos sacaban a hacer actividades, a cantar el himno de Andalucía y nos daban bocadillos con aceite y sal, algo súper andaluz!»

[Un aneddoto profondamente andaluso — oserei dire una vera e propria tradizione — è quello che si ripete in tutte le scuole dell’Andalusia: ricordo di aver celebrato il Giorno dell’Andalusia nel cortile, durante la ricreazione, insieme ai miei amici. In quell’occasione ci portavano fuori per svolgere attività, cantavamo l’inno dell’Andalusia e ci offrivano panini con olio e sale, qualcosa di autenticamente andaluso].


«Para mí Andalucía es lo mejor que me puede haber pasado, es tan cercana… literalmente Andalucía es una abuelita que te ayuda y siempre tiene un plato de comida para tí»

[Per me l’Andalusia è la cosa migliore che potesse capitarmi: è così accogliente, così vicina… Letteralmente, l’Andalusia è come una nonnina che ti tende la mano e ha sempre un piatto caldo pronto per te].


Il 28F non è soltanto una ricorrenza storica, ma un sentimento condiviso che attraversa generazioni: è una conquista sociale e storica, ma anche il profumo dell’olio d’oliva sul pane caldo, il suono di una chitarra accompagnata dalle mani, la voce di un inno cantato per le strade e nelle scuole.

L’Andalusia viene celebrata da gesti quotidiani, dall’autenticità e dal calore umano di un popolo che attraverso la condivisione, ritrova se stesso.

 

Fonti



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Le opinioni riportate negli articoli di questo blog non riflettono necessariamente le posizioni ufficali dell’UNICEF ma sono espressione libera dei e delle giovani Bloggers

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