Covid-19: una condanna per le vittime di violenza



Il Covid-19 ci ha portati a rinunciare alla nostra libertà per combattere contro un pericolosissimo nemico comune. Per alcune persone, tuttavia, questa battaglia si è rivelata ancora più difficile. Sto parlando delle vittime di violenza domestica, condannate a passare due mesi o più accanto ai propri aguzzini, molto spesso mariti, compagni o membri della famiglia.


In una recente conferenza stampa, il direttore generale per l'Europa Hans Kluge avvisa che i dati dell'OMS (Organizzazione mondiale della sanità) riportano un aumento delle richieste di aiuto da parte di donne del 60% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, segno che la pandemia ha portato con sé un notevole aumento del rischio di violenza di genere. Kluge sottolinea inoltre che si tratta di dati parziali e che bisogna considerare che viene segnalata solo una minima parte dei casi. Se infatti per la maggior parte delle sopravvissute non è stata la prima richiesta di soccorso, sono molte le donne che preferiscono non denunciare, anche (ma non solo) per paura di compromettere maggiormente la propria posizione e di subire ritorsioni. Per quanto vi siano misure di aiuto per le vittime di violenza e ne siano state introdotte ulteriori in questo periodo di lockdown, molte donne non si sono sentite al sicuro o hanno provato vergogna. E’ capitato spesso e capita ancora, che denunce di violenza fisica e psicologica siano passate inosservate o che le misure restrittive adoperate non siano bastate a salvare vite.


Ma la violenza non può continuare ad essere sottovalutata. Dissociarsi da episodi di questo tipo e condannarli moralmente non basta più. Bisogna essere più tempestivi negli interventi di protezione e nella condanna penale di chi si macchia di tali azioni. La classe politica dimostra spesso le più svariate e opinabili intolleranze portando avanti battaglie a lungo.


Allora io, da giovane donna, mi chiedo se non potrebbe farsi carico anche di questa fondamentale battaglia in maniera definitiva. Solo agendo in questo senso si potrà dire di non essere complici. Lo si deve a tutte le vittime di violenza.