#Cool but not cool: Riflessione sull'Appropriazione Culturale

Aggiornamento: 29 ott 2021

(English version below)

E’ appena passato Halloween e magari vi siete mascherati da capo Sioux, da Geisha o da Pocahontas... l’ho fatto anch'io in passato e mi sembrava di essere molto cool... certamente non ho pensato che quel mio comportamente potesse essere offensivo per qualcuno.

Poi recentemente ho scoperto che esiste un tema molto dibattuto, soprattutto nei paesi anglosassoni, e che riguarda "l'Appropriazione Culturale". Ad esempio, in Nuova Zelanda (dove e' nato mio padre e dove io sono vissuta per alcuni anni), l'appropriazione culturale e' da sempre al centro del rapporto fra la popolazione indigena Maori e gli inglesi che hanno scoperto questa terra nel 1800.


Che cosa significa questo concetto che sembra difficile anche solo da pronunciare?


L'appropriazione culturale avviene quando una cultura dominante prende spunti e contenuti da un'altra cultura in maniera un po’ frivola e superficiale, mettendo in essere una sorta di ‘spoliazione’ del valore storico o religioso di certe tradizioni o fatti artistici, ricadendo in stereotipi razzisti e irrispettosi.


Una "cultura dominante" è la cultura più visibile e accettata all'interno di un certo contesto, e infatti non e’ un caso che il tema sia molto sentito nei paesi dove forte e’ stata l’impronta della colonizzazione, dove per secoli si e’ privilegiata una cultura a scapito di un’altra, e il tema della discriminazione e’ in essi un fenomeno strutturale.


Pensiamo ad esempio ai costumi dei Nativi Americani, con le loro bellissime piume colorate, come sono stati nel corso dei secoli spesso banalizzati e ridicolizzati, in modo da diventare dei meri stereotipi, articoli da acquistare per pochi euro su Amazon il giorno prima di una festa.


Sicuramente tutti abbiamo in mente almeno una copertina di una rivista con una celebrità vestita da Geisha che, per seguire la moda del momento, indossa il Kimono e I suoi accessori in modo completamente decontestualizzato e possibilmente anche offensivo di tradizioni e storia millenarie.


Oppure, quando Kim Kardashian sfoggia una stupenda pettinatura afro su Instagram, nessuno di noi pensa che quella pettinatura era utilizzata dalle schiave delle piantagioni americane per disegnare una mappa delle vie di fuga dall’oppressore.


Tutti noi poi seguiamo le nostre star preferite e I loro meravigliosi outfit ogni anno ad Aprile per il Festival di Coachella. Anche qui il tema dell’appropriazione culturale e’ molto evidente, ma nessuno di noi effettivamente lo nota.


Parlando di vestiti e di moda, in una delle ultime Fashion Week di Milano. Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, e’ stato molto criticato perché, ha fatto indossare ai suoi modelli bianchi turbanti Sikh, hijab, bindi, ornamenti provenienti dal mondo orientale e arabo. Il brand è stato accusato di appropriazione culturale, cioè di aver decontestualizzato e oggettificato elementi sacri di culture minori trasformandoli in accessori di alta moda per il solo scopo del profitto.

Certo si potrebbe dire che questi sono semplicemente degli omaggi a quelle culture e che tutto cio’ e’ il bello di una società multiculturale. Ma nel frattempo i membri di quelle stesse comunità, che indossano gli stessi oggetti nella loro vita quotidiana, vengono aggrediti, discriminati e magari emarginati per questo.

Pensiamo ad Elvis e alla sua ‘appropriazione’ della musica afroamericana, o I dipinti di Gauguin dove raffigura le donne tahitiane.

Giusto.

Infatti per fortuna non tutti gli scambi culturali corrono il rischio di definirsi “appropriazione”.

Cosa e’ quindi che fa la differenza?

Se consultiamo Wikipedia, troviamo che nell’appropriazione culturale si fa riferimento ad una “particolare dinamica di potere”.


Io credo però, che nel nostro modo di ragazzi, due sono gli elementi su cui dobbiamo mettere l’accento per navigare questa problematica nel modo migliore: l’istruzione e il rispetto.


Dobbiamo tutti noi cercare di sviluppare una migliore sensibilità quando ci avviciniamo a temi delicati, anche per motivi che ci possono sembrare futili o quando ci viene da dire ‘non ci vedo niente di male’. Questa sensibilità puo’ nascere solo dall’informazione e dallo studio delle origini di certi simboli e di certe tradizioni e soprattutto dal rispetto che dobbiamo nutrire nei confronti di tutte le culture diverse dalla nostra.


Se desideriamo assicurare la pace e la felicità di tutti abbiamo bisogno di coltivare un sano rispetto per la diversità dei nostri popoli e delle nostre culture, fondato sulla comprensione di questa fondamentale identità di tutti gli esseri umani. (Dalai Lama)

 

# Cool but not cool: a Reflection on Cultural Appropriation


Halloween has just passed and maybe you’ve dressed up as an American-Indian Chief, Geisha, or Pocahontas ... Though it may seem cool, it’s easy to overlook its potential to offend cultures.


I recently discovered that there is a much-debated issue, especially in Anglo-Saxon countries, that concerns "Cultural Appropriation". For example, in New Zealand (where my father was born and where I have lived for a few years), cultural appropriation has always been at the center of the relationship between the indigenous Maori population and the English who discovered this land in 1800.


What does this concept mean, which even seems difficult to pronounce?


Cultural appropriation occurs when a dominant culture takes ideas and contents from another culture in a somewhat frivolous and superficial way, putting in place a sort of 'stripping' of the historical or religious value of certain traditions or artistic facts, falling back into racist and disrespectful stereotypes.


A "dominant culture" is the most visible and accepted culture within a certain context, and it is no coincidence that the theme is very much felt in countries where the mark of colonization has been strong, where for centuries one culture is privileged to the detriment of another, and the theme of discrimination is a structural phenomenon in them.


Let's think, for example, of traditional Native American clothing, with beautiful colored feathers. It has often been trivialized and ridiculed over the centuries, so as to become a mere stereotype, encouraging consumers to buy their culture’s symbol for a few euros on Amazon the day before a party.


Surely, we all have in mind at least one magazine cover with a celebrity dressed as a Geisha who, to follow the current fashion, wears the Kimono and its accessories in a completely decontextualized and possibly even offensive way towards millenary traditions and history. Or, when Kim Kardashian wore a gorgeous Afro hairstyle on Instagram, none of us thought that the hairstyle was actually used by American plantation slaves to map out escape routes from the oppressor.


Speaking of clothes and fashion, in one of the latest Milan Fashion Weeks, Alessandro Michele, creative director of Gucci, was heavily criticized because he made his models wear white Sikh turbans, hijabs, bindis, ornaments from the oriental and Arab world. The brand has been accused of cultural appropriation, that is, of having decontextualized and objectified sacred elements of minor cultures, transforming them into high fashion accessories for the sole purpose of profit.


Of course, it could be said that these are simply homages to those cultures and that all this is the beauty of a multicultural society. But in the meantime, the members of those same communities, who wear the same objects in their daily life, feel attacked, discriminated against, and perhaps even marginalized.


Think of Elvis and his 'appropriation' of African-American music, or Gauguin's paintings where he depicts Tahitian women. Right. Fortunately, not all cultural exchanges run the risk of defining themselves as "appropriation".


So what is it that makes the difference?


If we consult Wikipedia, we find that cultural appropriation refers to a "particular dynamic of power". I believe, however, we must emphasize education and respect when navigating the difficulties of multiculturalism.


We must all try to develop a better sensitivity when we approach sensitive topics, even for reasons that may seem futile to us or when we have to say "I don't see anything wrong with it". This sensitivity can only arise from information and from the study of the origins of certain symbols and traditions and above all from the respect we must have towards all cultures other than ours.


If we want to ensure peace and happiness for all, we need to cultivate a healthy respect for the diversity of our peoples and cultures, based on the understanding of this fundamental identity of all human beings. (Dalai Lama)

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