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CLIMATE CHANGE: Gennaio 2026, tra la magia della neve e i disastri del ciclone Harry

Credits: Wix media
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di Amalia Lo Bianco

Il 2026 ha portato un inverno di quelli che non si vedevano da più di 10 anni.


Gennaio è stato caratterizzato da un forte maltempo che ha attraversato diversi Paesi causando numerosi disagi. Si è parlato di “freddo record”, “situazione climatica che non si registrava dal 2010”. Lo mostra il sistema Copernicus, che ha registrato anomalie termiche di -15°C rispetto alle medie stagionali.


I social media sono stati invasi da foto e storie Instagram di Parigi imbiancata, video di turisti entusiasti che scorrazzano tra più di 15 cm di neve. La felicità per la magia della neve tuttavia nasconde gli innumerevoli disagi nei trasporti, la cancellazione dei voli e la chiusura degli aeroporti al traffico.


Questo periodo, da quello che personalmente ho potuto osservare, è stato preso come pretesto per dimostrare che il cambiamento climatico non esiste: è tornato il freddo che tipicamente caratterizza i mesi invernali, dunque è tutto nella norma. In realtà, purtroppo è un problema ancora più urgente e lo dimostra il fatto che siamo impreparati nel gestire queste situazioni, che i servizi sono carenti e soprattutto che ci stupiamo del freddo di questo periodo e dell’abbondanza di neve.


Il freddo è sempre stato causa di pericoli ma non ci dobbiamo adagiare sulla retorica del “è così e basta”. Per quanto personalmente mi piacciano la neve, i paesaggi invernali imbiancati e l’atmosfera natalizia, è preoccupante vivere questi forti sbalzi in cui dopo qualche giorno di temperatura sotto lo zero si torna a numeri molto più alti. Ed è proprio il riscaldamento globale a provocare estremi sbalzi termici.



I disastri nel Sud Italia causati dal ciclone Harry.


Un altro argomento particolarmente urgente che mostra quanto il cambiamento climatico sia reale sono i danni estremi avvenuti nel Sud Italia.


Durante le ultime due settimane di gennaio, in Sardegna, Calabria e Sicilia il ciclone Harry ha portato forti piogge, venti con raffiche superiori a 120 km/h e violente mareggiate con onde oltre i 16 metri, che hanno distrutto strade, negozi, ristoranti e danneggiato gravemente le abitazioni che si trovano lungomare.


È stata emessa allerta rossa in Sardegna, Sicilia e Calabria, dove sono state chiuse diverse scuole e uffici pubblici e sono state interrotte le tratte ferroviarie. Lungo le aree costiere di Sicilia e Sardegna sono state evacuate tantissime famiglie.


Ancora una volta i social ci mostrano video, foto e testimonianze in diretta di una situazione di emergenza. Ma proprio attraverso i social sono stati diffusi dei post di protesta che hanno trattato di come l’Italia conferma nuovamente la sua divisione territoriale nella quale il Sud viene ancora una volta isolato o dimenticato.


Queste situazioni di emergenza vengono trattate con parole quali “record” e “senza precedenti”, quando si parla di eventi climatici. Il trovarsi in un momento “senza precedenti” accomuna la popolazione mondiale, che necessita di agire di conseguenza. La divisione interna dell’Italia, storica, sociale e politica, non può essere il motivo che impedisce un’azione collettiva di contrasto e di presa di posizione davanti al cambiamento climatico. Quello che sta succedendo al Sud Italia deve essere un pretesto per unire le forze e agire.

  

 

FONTI:








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Le opinioni riportate negli articoli di questo blog non riflettono necessariamente le posizioni ufficali dell’UNICEF ma sono espressione libera dei e delle giovani Bloggers

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