Celebrare la danza come linguaggio veicolare
- amalialobianco
- 15 mag
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di Amalia Lo Bianco
Siamo danzatori, tutti noi lo siamo. La vita ci muove; la vita ci danza. Effimera come il respiro, concreta come le ossa, ogni danza è fatta di noi. Scolpiamo lo spazio. Scriviamo con i nostri corpi in un linguaggio senza parole che viene profondamente compreso. Onoriamo lo spazio dentro e intorno a noi quando danziamo.
Queste sono alcune delle frasi pronunciate della coreografa canadese Crystal Pite per celebrare la Giornata Internazionale della Danza. Ogni anno infatti, in occasione del 29 aprile, viene scelta dall’International Dance Committee e l’International Theatre Institute un’importante personalità del mondo della danza per mandare un messaggio.
Ma perché il 29 aprile?
La Giornata Internazionale della Danza è stata istituita nel 1982 e la data celebra la nascita di Jean-Georges Noverre (1727-1810), considerato il creatore del balletto moderno.
Io ho fatto danza classica da bambina e dalla mia esperienza la danza è sempre stata molto comune, addirittura il primo sport per le bambine. Ad ogni modo, ho smesso relativamente presto, dopo 4/5 anni. Mi è sempre piaciuto ballare, lo trovo un gesto assolutamente divertente e liberatorio e mi piace anche vedere gli spettacoli di danza. Per questo motivo, da tre anni mi sono riavvicinata al mondo della danza, iscrivendomi ad un corso di danza contemporanea e ad oggi penso menomale! Nonostante fossi consapevole di non essere più una bambina pronta per imparare la spaccata, avevo proprio bisogno di un momento in cui lasciare andare libero il corpo.
Mi piace pensare alla danza come linguaggio artistico non verbale, che ci accomuna tutti e a cui tutti, indipendentemente da chi siamo, possiamo prendere parte. Inoltre, la danza, come tutti i linguaggi artistici, unisce e crea comunità, proprio perché nella sua intensità è semplice, non ti serve nulla, a volte neanche la musica, solo il tuo corpo.
Ultimamente si è parlato tanto dell’affermazione poco gradita che ha fatto l’attore Timothée Chalamet durante una conversazione con il collega Matthew McConaughey:
«I don’t want to be working in ballet or opera or, you know, things where it’s like “Hey, keep this thing alive even though like no one cares about this anymore”».
Il mondo della danza e dell’opera lirica ha risposto a tono. Teatri come la Scala di Milano, l'Opéra di Parigi e la Royal Opera House di Londra hanno pubblicato sui social video di sale piene e hanno ironicamente invitato l'attore ad andare a vedere i loro balletti e opere.
Il punto non è il parere personale o la preferenza di ambito lavorativo di un personaggio che di fatto lavora nel mondo dell’arte. La polemica intorno alle parole di Chalamet pone una questione importante, che fa capire quanto ancora nell’ambiente artistico ci sia una gerarchia forzata. A parer mio, è ingiusto ridurre il balletto e l’opera a forme d’arte a cui nessuno si interessa più, solo perché l’apparenza mostra che le sale del cinema sono molto più frequentate da un pubblico “popolare” rispetto a quelle dei teatri, occupate da un pubblico più di nicchia, intellettuale ed esperto. Non esistono linguaggi artistici migliori altri e nemmeno una scala gerarchica in cui ogni forma d’arte è al suo posto. Esistono il cinema, la danza, l’opera, il teatro che devono essere mantenuti in vita e noi, in quanto pubblico, abbiamo proprio il compito di alimentarli e difenderli.
Quando si parla di danza, capita che ne venga discussa la natura sportiva, in quanto è considerata più come una disciplina artistica che come un vero e proprio sport. Da quello che ho potuto vedere e in piccola parte anche sperimentare, credo che la danza unisca entrambi gli aspetti: una impegnativa e necessaria preparazione atletica al fine di una performance artistica. Dopo gli allenamenti, le prove insistenti della coreografia, il rischio di cadere male dopo un salto si arriva al sipario, all’adrenalina del palco e alla magia del teatro, che una volta provata non si scorda più.
Ma al di là della professione di ballerina o ballerino, la danza è un gesto, un insieme di movimenti corporei che esistono da sempre e lo dimostrano le incisioni dell’arte rupestre preistorica. A questo proposito, a Palermo si trova un importante sito archeologico che consiste in quattro grotte naturali, conosciute come le Grotte dell’Addaura. La loro straordinarietà è data dalla presenza di incisioni rupestri risalenti fino al Paleolitico. Purtroppo per ragioni di sicurezza al momento non sono visitabili, ma all’interno di una delle grotte è presente un’incisione singolare, che rappresenta delle figure umane che danzano. Sono state elaborate diverse interpretazioni, si potrebbe trattare di acrobati o di un rito sacrificale, ma sicuramente dimostra quanto la danza sia primitiva e radicata negli uomini.
La danza, infatti, ha origini legate a pratiche e usanze popolari ed è un’arte profondamente umana, che nella sua disciplina racchiude in realtà semplicità, proprio perché quei gesti ce li portiamo dentro da sempre. Un’altra dimostrazione sono i balli folkloristici della tradizione popolare (che consiglio di provare almeno una volta nella vita perché sono divertentissimi!) legati da sempre a momenti di comunità. Balli come la pizzica, la tarantella e tanti altri mettono in luce il lato spirituale e ancestrale della danza, poiché sono legati a leggende in cui si credeva che ballare avesse davvero una funzione liberatoria e curativa.
In quanto linguaggio non verbale, la danza è un’espressione del sé: attraverso i movimenti, i gesti, la fisicità si racconta una storia e una parte di sé stessi. Per me la danza è liberatoria ed è proprio vero che a volte si può dire molto di più con un movimento del corpo che con le parole.
Come disse Pina Bausch: "Danzate, danzate, altrimenti siamo perduti."
Quindi ballate sempre, quando siete felici, tristi, da soli, in compagnia, oggi più che mai, perché è una magia😊.
FONTI:
BBC Timothée Chalamet triggers backlash over ballet and opera remarks Timothée Chalamet triggers backlash over ballet and opera remarks



