• Victoria Romano

Quanto manca?



In queste ultime settimane sono stata estremamente toccata dai grandi raduni di protesta

contro l’oppressione razziale e dalle immagini della brutalità di certi ufficiali di polizia che hanno attraversato i continenti, in cui decine di migliaia di persone sono in ginocchio o cantano: "Non riesco a respirare". Queste proteste si sono accese in seguito all'uccisione di un uomo afroamericano di nome George Floyd ad opera di un poliziotto violento e senza scrupoli.


Questi manifestanti chiedono giustizia e la fine dell'odio e del razzismo sistemico

profondamente radicati nelle leggi, nelle pratiche e nelle istituzioni degli Stati Uniti. L'ingiustizia razziale non è un nuovo fenomeno e nemmeno questo odio.


Sono certamente lontani I giorni della segregazione razziale e del movimento per i diritti

civili degli afroamericani in America, ma si puo’ e si deve fare certamente ancora qualcosa.


Allora mi sono chiesta, quanto e’ lunga questa strada? E a che punto siamo? Quanto manca

ad una vera applicazione universale del principio di uguaglianza di tutti gli uomini, senza

distinzione di razza, sesso, religione, idee politiche?


Mi e’ quindi venuta l’idea di questo cartoon, che ho pensato di condividere con voi….

Io credo che l'odio razziale si generi quando le persone crescono con l’idea che sia

necessario guadagnare potere sugli altri, per affermarsi e sopravvivere. Quando l’idea del

diverso da noi genera una paura irrazionale e ingiustificata, supportata anche da idee

politiche estreme e folli.





Ma qual è l'origine dell'odio razziale?


Non siamo nati per odiare quelli che sono diversi da noi. Questa è la verità che mi sento di

affermare. Se parli con i bambini, loro non vedranno alcuna differenza per quanto riguarda il

colore della pelle di una persona o se quella persona crede in Vishnoo o in Gesù o in Hallah.

Per la mente pura di un bambino siamo davvero tutti uguali, anche se sembriamo diversi o

agiamo in modo diverso.


Quindi, cosa cambia il modo in cui le persone pensano nel corso della loro vita?


Questo odio è qualcosa che viene in qualche modo insegnato. Le persone imparano ad essere ciò che la loro società e il loro contesto culturale insegnano loro. Ad alcuni viene insegnato fin dalla nascita che stabilire il proprio potere e il proprio valore deriva dal degrado degli altri.


La sfida oggi è, se alle persone viene insegnato a odiare, c'è un modo per porre fine anche a questo odio? C'è un modo di sradicare questi sentimenti dalla mente delle persone, in modo tale che se si può imparare ad odiare si puo' anche 'disimparare’?


Cosa possono fare la scuola o il nostro sistema educativo in generale per promuovere una

cultura di tolleranza, rispetto e uguaglianza?


Credo veramente che la scuola abbia un ruolo fondamentale per insegnare ai bambini ad

apprezzare tutte le culture, tutte le razze e tutte le credenze. Se il multiculturalismo diventa normalità e, anzi un valore, allora sviluppare un odio così forte per razze o credenze diverse diventa quasi impensabile. Invece, una persona che vive in un contesto di chiusura, dove la segregazione culturale, religiosa o razziale è considerata appropriata, man mano che cresce ogni piccola scintilla di frustrazione a trasformarsi in odio verso quelli che non sono come loro.


Esiste quindi un modo in cui la politica possa promuovere strategie di inclusione, tolleranza

di tutte le razze e religioni e fornire pari opportunità a tutti?


Come la Premier Neozelandese Jacinda Arden (che io ammiro molto come donna e come

Premier) ha recentemente dichiarato alla 39sima Assemblea Generale delle Nazioni Unite: "Come politici e governi, tutti dobbiamo operare delle scelte su come rispondere a queste sfide. Possiamo usare le circostanze correnti per incolpare qualcuno senza nome, senza volto, e alimentare cosi’ il senso di insicurezza delle persone, per rinchiuderci in un terribile

isolazionismo. Oppure possiamo riconoscere i problemi che abbiamo e cercare di risolverli

con dei gesti concreti, promuovendo un diverso ordine mondiale, che metta la gentilezza

davanti all'isolazionismo, al rifiuto e al razzismo.”


Quindi ancora una volta io credo che spetti alla nostra generazione percorrere questo

ultimo tratto di strada, e mettere in pratica quello in cui crediamo per creare un mondo piu’

giusto e piu’ libero.


La nostra e’ infatti una generazione senza confini - almeno in senso virtuale. Una

generazione che si vede sempre più come cittadini globali. E mentre la nostra realtà cambia,

ci aspettiamo che anche il nostro impatto collettivo, possa cambiare il mondo.