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People have the power: l'effetto farfalla di Mary Manning


Credits: Pixabay

di Irene Lobello

Il 19 luglio 1984 Mary Manning, cassiera 21enne di un Dunnes Store di Dublino, una delle catene di supermercati irlandesi più grandi, decise di non passare alla cassa due pompelmi di provenienza sudafricana.

Scelse di seguire la linea del suo sindacato IDATU, che aderiva alla campagna di boicottaggio del Sudafrica, organizzata e portata avanti in primis dal movimento Anti-Apartheid (AAM).

In realtà lei non aveva un’idea chiara della situazione di apartheid, ma presto ne avrebbe saputo molto di più.

Il giorno dopo dieci sue colleghe (nove donne e un uomo) cominciarono a scioperare con lei.

Inizialmente non furono prese sul serio e vennero osteggiate, oltre che dai datori di lavoro, da alcuni colleghi, anche perchè donne della classe lavoratrice. Eppure continuarono lo sciopero fino al 1987, prendendo per 2 anni e 9 mesi la paga di 21 sterline a settimana.


Il gesto di Manning diede inizio ad un movimento nazionale, che riuscì ad influenzare il governo irlandese: dal 1987 interruppe le importazioni di frutta e verdura dal Sudafrica, diventando poi il primo Paese occidentale a bloccare totalmente le importazioni.


Durante lo sciopero, ricevettero il sostegno di Desmon Tutu, arcivescovo sudafricano, figura di spicco per lotta all’apartheid, che li incontrò personalmente durante il viaggio per ritirare il Nobel per la Pace del 1984.


Un altro riconoscimento importante, è stato quello di Nelson Mandela, il quale nel 1990 ha dichiarato che gli scioperanti dimostrarono come "La gente comune lontana dal crogiolo dell'apartheid si preoccupava della nostra libertà”, sottolineando il valore della loro vicinanza durante la sua prigionia.


La storia ci riporta al presente.                                                                                                       Il BDS (Boycott, Divestment, Sanctions), movimento nato nel 2005 dalla società civile palestinese organizzata, si ispira proprio al modello e al successo del boicottaggio contro l’apartheid sudafricano. Sin dall’inizio, si propone di lottare con metodi non-violenti per libertà, giustizia ed uguaglianza, con obbiettivi chiari, primo fra tutti, la fine dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi e lo smantellamento del Muro in Cisgiordania (costruito dal 2002).


In contrapposizione all’immobilismo e alla complicità degli Stati occidentali e dell’Unione Europea, negli ultimi due anni e mezzo il movimento, insieme al resto delle mobilitazioni della società civile, ha contribuito al tentativo di fare pressione sui governi e di mantenere alta l’attenzione sul genocidio in corso in Palestina, oggi caduto nel dimenticatoio per la guerra in corso contro l’Iran.


Nonostante la riluttanza dei governi, alcuni risultati concreti sono stati raggiunti, tra cui recentemente: il Fondo sovrano norvegese, il più grande del mondo, ha disinvestito tutte le sue azioni da Bezeq, la più grande società di telecomunicazioni di Israele; la PUMA non ha rinnovato il contratto di sponsor con la nazionale israeliana; la USS, il più grande fondo pensione privato del Regno Unito, ha disinvestito più di 100 milioni di dollari dalle attività israeliane.


In fisica, un principio della teoria del caos viene così spiegato in The Butterfly Effect di Eric Bress: “Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo”. Al posto di una farfalla, può anche trattarsi di un pompelmo.





Fonti:



- Striking Back: The Untold Story of an Anti-Apartheid Striker di Mary Manning, Sinead O'Brien












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Le opinioni riportate negli articoli di questo blog non riflettono necessariamente le posizioni ufficiali dell’UNICEF ma sono espressione libera dei e delle giovani Bloggers

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