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Una generazione senza luogo: l'isolamento silenzioso dei giovani

Credits: Artem Kniaz su Unspl

di Emanuele Manfredo Fioravanzo

Chi vive fuori dalle grandi metropoli lo sa bene: la geografia del nostro quotidiano disegna spesso i confini delle nostre opportunità. Crescendo in una zona di campagna, ho imparato presto che per trovare un'offerta culturale, un centro di aggregazione o semplicemente un luogo dove condividere idee, bisogna mettersi in viaggio verso i centri medio-grandi.


Persino nelle affascinanti zone pedemontane e montane del nostro Paese, dietro la cartolina del paesaggio verde, si nasconde una realtà fatta di spazi pubblici poco valorizzati e di un vuoto strutturale che pesa sulle spalle delle nuove generazioni.

​La povertà educativa non è solo abbandono scolastico; è anche l’assenza cronica di luoghi in cui i ragazzi possano semplicemente essere se stessi. E le conseguenze di questa mancanza stanno alimentando una delle crisi più silenziose del nostro tempo: l'isolamento sociale.


Nel periodo della mia infanzia cercavo e tentavo di trovare insistentemente, nel mio paesino, un'offerta culturale che sappia includere anche la voce e la creatività dei più giovani. Cercavo uno spazio culturale dove potersi sentire parte della comunità e che metta al centro le persone più giovani e che pone al centro della propria attività l'inclusione e il futuro delle nuove generazioni.


Crescente in un paesino rurale dove c'è la presenza di attività agricole sono cresciuto avendo bene presente il contesto culturale in cui vivevo. E capivo che all'interno di quel territorio non trovavo opportunità e occasioni per condividere idee e riflessioni che non appartenevano o che sono state tralasciate da coloro che non mettevano al centro la persona e la sua inclinazione artistica e culturale.


Ho deciso quindi di raccontare attraverso questo articolo le generazioni che mutano nel corso del tempo e dei periodi storici. In un periodo dove c'è la preferenza a vivere le proprie relazioni sociali utilizzando prevalentemente le piattaforme social diventava quindi essenziale capire come le generazioni che abitano il nostro presente sono orientare e si sviluppano in delle condizioni di marginalità ed esclusione.


E con questa analisi spero di raccontare ciò che ho vissuto durante la mia infanzia con la speranza che il futuro che riserverà le prossime generazioni saprà cogliere la centralità della crescita personale come punto di partenza per decidere sul presente


​Il confine anagrafico e la trappola del consumo

​Osservando le nostre città e province, emerge un paradosso doloroso. Se per l'infanzia e la prima adolescenza esiste ancora una rete (seppur fragile) di iniziative, superata la maggiore età si entra in una "terra di nessuno".

Le biblioteche o i centri comunali, che fino ai 18 anni propongono workshop e laboratori, improvvisamente non hanno più nulla da offrire ai giovani adulti, lasciandoli soli e senza punti di riferimento.

​Senza spazi culturali aperti, accessibili e gratuiti, l'alternativa diventa obbligata. Le piazze si svuotano e la socialità si rifugia nei bar, nelle discoteche o, sempre più spesso, nei centri commerciali. Questi ultimi smettono di essere semplici luoghi di acquisto e diventano l'unico "centro di aggregazione" disponibile, abituando i ragazzi a legare il proprio tempo libero e la propria identità al consumo materiale. Ci si ritrova disorientati, spinti a credere che per stare insieme si debba necessariamente spendere.

​La privazione di spazi fisici e relazionali per i giovani non è solo una mancanza urbanistica, ma una negazione del diritto al futuro. Un quartiere senza luoghi di incontro per i ragazzi è un quartiere che rinuncia a educare.  (UNICEF, Report "Salute Mentale e Spazi di Ascolto" (2026)

​La fuga nel digitale e il peso delle aspettative

​Questa carenza di luoghi fisici si scontra con una transizione digitale che ha stravolto il nostro modo di vivere. Nell'esperienza quotidiana, vedo troppi coetanei sconfortati, disperati e rassegnati. Si sentono incompresi da un mondo adulto che spesso preferisce fare la morale piuttosto che mettersi in ascolto.

​Così, la noia, la paura e il senso di smarrimento trovano rifugio dietro uno schermo. Come evidenziato dal recente Atlante dell'Infanzia a Rischio di Save the Children (fine 2025), stiamo crescendo in una dimensione onlife, dove il digitale supplisce alle mancanze del mondo reale.



Ma i social, se non supportati da relazioni umane e luoghi fisici, amplificano il vuoto.

​Oggi, il modello culturale delle relazioni si basa sempre di più sullo status socio-economico e sull'estetica imposta dai trend digitali. Chi non rientra in questi standard spietati vive un senso di esclusione e non-appartenenza profondissimo, che colpisce in modo spietato i ragazzi più fragili.


​I dati di un'emergenza strutturale

Non si tratta solo di percezioni personali. I rapporti ISTAT e Openpolis del 2025/2026 sulla povertà educativa fotografano un'Italia a due velocità, dove la carenza di biblioteche, palestre e centri laici di aggregazione colpisce duramente le periferie e le aree interne. Con un calo demografico che ridurrà la presenza giovanile di quasi il 10% entro il 2030, stiamo costruendo città pensate esclusivamente per una popolazione adulta e anziana, rendendo i pochi giovani rimasti degli invisibili.

​Non possiamo chiedere alle nuove generazioni di partecipare attivamente alla vita civile se le priviamo degli spazi fisici necessari per costruire la propria identità e la propria voce. (Osservatorio "Con i Bambini" sulla Povertà Educativa (2026)

Ricostruire i luoghi per ricostruire noi stessi

Se avessi davanti a me chi si occupa di progettare l'urbanistica delle nostre città e chi amministra e gestisce i fondi pubblici, il mio appello sarebbe semplice e diretto: investite nei luoghi di socialità e di aggregazione giovanili.

​Chiederei di destinare risorse strutturali a centri culturali giovanili, veri luoghi di aggregazione e spazi di ascolto liberi dal vincolo del consumo. Luoghi che siano motore di sviluppo condiviso, capaci di accogliere le specificità, le fragilità e i sogni degli adolescenti.



Abbiamo bisogno di istituzioni che stiano al nostro fianco, che ci supportino nelle sfide quotidiane e ci accompagnino nello sviluppo di un'educazione civica e umana, guidandoci nelle scelte lavorative e relazionali.

​Ridare spazi ai giovani significa restituire loro il diritto di esistere, di sbagliare, di crescere e di non sentirsi mai più soli.

​Nella Carta dei Valori dell'Individuo che mi è stata rilasciata dal Comitato Provinciale di UNICEF, è impresso un principio fondamentale: il volontario si impegna a costruire una città pensata e modellata per i più giovani. È una promessa che sento profondamente mia. E io intendo farlo: per i giovani di oggi, che lottano per trovare il proprio spazio, e per tutte le generazioni che verranno.

 

FONTI UTILIZZATE


Save the Children

Fonte: XVI Atlante dell’infanzia a rischio: “Senza Filtri” (Novembre 2025)

UNICEF Italia

Fonte: Dati, report e iniziative istituzionali sulla Salute Mentale di giovani e adolescenti (2025/2026)

Osservatorio “Con i Bambini” e Openpolis (su dati ISTAT)

Fonte: Rapporti sulla Povertà Educativa e indagine “Giovani e periferie” (Dicembre 2025 / Inizio 2026)

Link Osservatorio Povertà Educativa: https://www.openpolis.it/poverta-educativa/

 

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Le opinioni riportate negli articoli di questo blog non riflettono necessariamente le posizioni ufficiali dell’UNICEF ma sono espressione libera dei e delle giovani Bloggers

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