Cosa significa votare ad oggi? Un diritto e un dovere o una presa di posizione politica?
- Andrea MACCARRONE
- 1 giorno fa
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di Andrea Maccarrone
Tutto ciò che ci circonda ha una struttura politica e sociale, poiché l'uomo per realizzarsi e tutelarsi ha bisogno di norme e diritti. Tra i diritti più importanti per cui l'uomo ha sempre lottato ma anche tra i nostri doveri civici vi è il voto.
Il cammino verso il suffragio è stato lungo: dai privilegi censitari dell'Ottocento si passò alla Legge Zanardelli (1882) per gli alfabetizzati, fino al suffragio universale maschile del 1912. Una svolta decisiva avvenne il 1° febbraio 1945, quando il voto fu esteso alle donne, principio poi sancito definitivamente dalla Costituzione del 1948. Questo traguardo democratico non è stato un regalo, ma il frutto di lotte collettive — dai sindacati ai movimenti studenteschi, fino alle battaglie internazionali delle suffragette.
Per questo è importante esercitare questo diritto e farlo con consapevolezza.
Referendum nella storia dell'Italia
Ci sono stati molti referendum che hanno avuto un impatto storico e sociale significativo, come quello sul divorzio nel 1974 o quello sull'aborto nel 1981. Lentamente ma inesorabilmente, questi referendum hanno registrato un’affluenza e un interessamento sempre minori. Le motivazioni sono varie: la disillusione e perdita di fiducia dell'individuo, la convinzione che il proprio voto non possa fare la differenza, il non sentirsi rappresentati da una o dall’altra classe dirigente. Ma allora perché continuare a proporre referendum? Perché continuare a votare? Cosa propone il Governo ad oggi? Cosa vorremmo realmente noi cittadini?
Referendum costituzionale e referendum abrogativo
Il referendum costituzionale, previsto dall’articolo 138 della Costituzione, è lo strumento che permette ai cittadini di partecipare direttamente al processo di revisione della Carta fondamentale.
A differenza del referendum abrogativo, volto a eliminare una legge ordinaria esistente, quello costituzionale ha una funzione confermativa: serve a stabilire se una modifica della Costituzione, già approvata dal Parlamento, debba entrare definitivamente in vigore. Per questa consultazione non è previsto un quorum di partecipazione: l’esito è determinato esclusivamente dalla maggioranza dei voti validamente espressi, indipendentemente dal numero di elettori che si recano alle urne.
Il ricorso al referendum non è automatico, ma avviene quando la legge costituzionale non raggiunge la maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti in ciascuna Camera durante la seconda votazione. In questo scenario, la Costituzione affida al corpo elettorale la decisione finale, garantendo ai cittadini un ruolo decisivo nelle scelte che modificano l'equilibrio dei poteri dello Stato.
Il referendum costituzionale sulla giustizia
Con la proposta del Governo si decide se confermare o respingere una modifica della Costituzione che mantiene l’autonomia della magistratura, ma ridisegna i meccanismi di autogoverno e consolida la distinzione dei percorsi professionali. Nel referendum giustizia 2026 gli elettori sono chiamati a pronunciarsi su una revisione della Costituzione già approvata dal Parlamento, che introduce la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti. Votare SÌ significa confermare questa riforma costituzionale e consentirne l’entrata in vigore; votare NO comporta il mantenimento dell’assetto costituzionale vigente.
Le operazioni di voto si svolgeranno domenica 22 marzo dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15. Le operazioni di scrutinio avranno inizio subito dopo la chiusura della votazione.
Come si è arrivati a questo referendum?
Negli ultimi anni, il dibattito pubblico e giuridico si è concentrato sulla capacità degli organi della magistratura di garantire non solo l’indipendenza formale, ma anche una gestione percepita come equilibrata e trasparente delle carriere e delle nomine. Questo confronto non ha riguardato esclusivamente il rapporto tra magistratura e politica, ma anche le dinamiche interne all’ordine giudiziario. L’obiettivo dichiarato non è quello di limitare l’autonomia della magistratura, ma di rafforzarne la credibilità attraverso assetti organizzativi ritenuti più coerenti con la distinzione dei ruoli nel processo.
Qual'è la proposta del Governo e cosa cambierebbe?
In particolare, il testo approvato dal Parlamento prevede la creazione di due Consigli Superiori distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Entrambi gli organi mantengono una composizione a prevalenza togata, analoga a quella attuale, ma operano separatamente, affidando ai pubblici ministeri un autonomo organo di autogoverno distinto da quello della magistratura giudicante. Ciascun Consiglio è chiamato a occuparsi delle nomine, delle valutazioni di professionalità e delle progressioni di carriera dei magistrati appartenenti alla propria area funzionale. La riforma introduce inoltre una Corte disciplinare di rango costituzionale, alla quale viene attribuita la competenza sui procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati. Anche questo organo è composto in prevalenza da magistrati, ma si distingue dagli attuali Consigli Superiori, che non svolgeranno più funzioni disciplinari, concentrandosi sul governo delle carriere. Un ulteriore profilo rilevante riguarda le modalità di selezione dei componenti degli organi di autogoverno. La riforma prevede il ricorso al sorteggio, in luogo del tradizionale sistema fondato sul voto, con l’obiettivo dichiarato di incidere sulle dinamiche associative e sul ruolo delle correnti all’interno della magistratura.

Che significa votare Si
Nel referendum sulla separazione delle carriere, le posizioni favorevoli alla riforma si fondano principalmente sull’esigenza di rendere più netta la distinzione tra chi esercita la funzione giudicante e chi svolge la funzione requirente. Secondo questa impostazione, la separazione dei percorsi professionali e degli organi di autogoverno contribuisce a rafforzare la percezione di imparzialità del giudice, rendendo più chiaro il suo ruolo di soggetto terzo rispetto all’accusa. La previsione di Consigli Superiori separati è vista come una soluzione idonea a garantire una maggiore autonomia reciproca tra le due carriere, evitando interferenze e sovrapposizioni nella gestione delle nomine e delle progressioni professionali. Chi sostiene il SÌ ritiene che il sorteggio possa contribuire a ridurre il peso delle dinamiche associative e a rafforzare la fiducia nel sistema di autogoverno. Se nel referendum giustizia 2026 dovesse prevalere il SÌ, la legge costituzionale approvata dal Parlamento entrerà definitivamente in vigore. Ciò comporterà l’attuazione delle modifiche previste in materia di ordinamento giudiziario, con la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti, l’istituzione di organi di autogoverno distinti e della Corte disciplinare di rango costituzionale. L’entrata in vigore della riforma non sarà immediata in tutti i suoi aspetti: sarà necessario adottare le leggi ordinarie di attuazione previste dal testo costituzionale.
Che significa votare No
Chi si orienta per il voto negativo esprime innanzitutto la preoccupazione che la separazione delle carriere possa indebolire l’unità della magistratura, tradizionalmente concepita come un unico ordine autonomo e indipendente. Alcuni temono che una carriera requirente completamente separata possa, nel lungo periodo, risultare più esposta a pressioni esterne o meno tutelata rispetto all’attuale assetto.
Nel caso in cui il NO prevalga nel referendum, la legge costituzionale sottoposta a voto non entrerà in vigore. L’esito negativo comporterà quindi il mantenimento dell’assetto costituzionale precedente. La riforma approvata dal Parlamento resterà priva di effetti giuridici e non produrrà alcuna modifica all’organizzazione attuale.
La vittoria del NO non determina, tuttavia, una “cristallizzazione” definitiva del sistema. Il Parlamento conserverà la possibilità di intervenire sull’ordinamento giudiziario attraverso leggi ordinarie, nei limiti consentiti dalla Costituzione vigente, ad esempio in materia di organizzazione degli uffici, procedimenti disciplinari o funzionamento del CSM. Qualsiasi nuova ipotesi di separazione delle carriere di rango costituzionale richiederebbe invece l’avvio di un nuovo procedimento di revisione costituzionale, con tempi e modalità analoghi a quelli già seguiti.
Votare ti classifica in una posizione politica?
È importante sottolineare che il referendum non consente di distinguere tra singole parti della riforma. Il voto riguarda l’intero impianto normativo, comprese le disposizioni sull’ordinamento giudiziario e sull’istituzione della Corte disciplinare. Proprio per questo motivo, la comprensione del contenuto complessivo della riforma è essenziale per esprimere un voto consapevole, evitando letture semplificate o riduttive del quesito referendario. Ognuno deve prendere il proprio tempo sufficiente per poter ragionare e trovare un suo pensiero critico autonomamente. Per questo non deve avere timore di sostenere apertamente ciò in cui crede, né di essere etichettato o privato dalla sua stessa personalità e dovrebbe sostenere solo dibattiti costruttivi per rafforzare il senso di comunità e migliorare la visione del quesito osservandolo da vari punti di vista. Giornali, pagine social, gruppi sociali come consulte giovanili e associazioni come l'Agesci hanno organizzato dibattiti con magistrati, politici e professionisti del settore.

Le opinioni riportate negli articoli di questo blog non riflettono necessariamente le posizioni ufficiali dell’UNICEF ma sono espressione libera dei e delle giovani Bloggers
Bibliografia
https://www.avvenire.it/politica/due-csm-e-sorteggio-che-cosa-cambia-con-le-carriere-separate_101005
Con spiegazione del professore universitario Attilio Toscano, docente del Dipartimento di Scienze politiche e sociali di Catania




